Sono io Amleto

Scrive tutta la notte, in camera sua. È solo un bambino. Sua madre si alza presto tutte le mattine, sgattaiolando in maniera delicata per non fare rumore. È l’immagine della grazia che incontra la morte, suo padre la possiede in maniera totale e brutale, e per questa ragione non sarà mai davvero sua. Matura dentro di sé non tanto un senso di trascuratezza per la lontananza che percepisce dai suoi familiari, ma vera e propria estraneità. Lui si sente un Poeta, un Artista, fra lui e loro si è scavato un abisso di silenzio riempito con le parole dei suoi testi. Sente l’ebbrezza della creazione, la sensazione di poter usare carta e penna per imprigionare i suoi demoni… A quattordici anni va via di casa e va a vivere con suo fratello. È uno strappo importante, deleterio ma necessario, propedeutico a un cammino di ricerca con cui riappropriarsi delle redini dell’esistenza. Insomma, è anche la fine di un vero strazio durato troppo a lungo. Una delle prime volte che sua madre lo va a trovare, scopre una pistola che aveva conservato in un armadio con un suo amico… La vita comincia ad andare all’acceleratore, e in maniera tutt’altro che tranquilla. Lauro è una scheggia impazzita, si avvicina al rap grazie al fratello e alla sua crew, il Quarto Blocco, poi comincia a frequentare i rave con l’ovvio corollario di droghe psichedeliche, ma anche la strada, la malavita, lo spaccio. Grammi che escono, soldi che entrano, furti di scooter che vengono smembrati e rivenduti. E chissà cosa ne sarebbe stato di lui se la musica non l’avesse salvato…

Se qualcuno vi avesse nominato Achille Lauro prima dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, avreste pensato subito al vulcanico armatore e presidente del Napoli, il “Comandante” che divenne anche sindaco della città partenopea, o al limite alla nave da crociera coinvolta nel celebre dirottamento del 1985 e nella conseguente crisi di Sigonella. Difficilmente avreste potuto collegare questo nome al cantante romano classe 1990, all’anagrafe Lauro De Marinis e che convive con questo soprannome affibbiatogli già da ragazzino. Oggi, col successo clamoroso di Rolls Royce, la hit portata sul palco dell’Ariston e suonata insieme al fidato chitarrista e producer Boss Doms, il fenomeno Lauro è esondato dagli argini del genere rap/trap per raggiungere la platea mainstream di tutta Italia. Il suo ultimo album intitolato 1969 imprime infatti una sorprendente svolta punk rock a un artista che fino ad ora aveva fatto rap di grandissimo livello (Barabba, Dio c’è, Achille Idol Immortale) per giungere a una prima consacrazione con il concept album Ragazzi madre e approdare con Pour l’amour a sonorità latine e melodiche – la cosiddetta “samba trap” che Lauro e Doms hanno sintetizzato in studio come due novelli scienziati pazzi. L’eco mediatica che ha accompagnato gli ultimi mesi gli ha regalato copertine patinate e attenzioni tutt’altro che desiderate (la polemica costruita di sana pianta da Striscia la notizia e Valerio Staffelli), paragoni molto impegnativi (il Vasco Rossi del 2019, il David Bowie italiano, un Sid Vicious di borgata) e infine il meritato successo che probabilmente meritava già dai suoi passati lavori, visto lo spessore lirico dei suoi testi e la capacità fotografica che Lauro ha di parlare di sé, dei giovani, delle difficoltà della vita e delle periferie. Ad ogni modo, questo recente exploit in salsa glam nasconde una storia difficile, una vita personale e familiare a dir poco turbolenta, ma anche una crescita costante, la voglia di emergere e la pianificazione totale degli obiettivi da raggiungere per la propria carriera. Se volete rimettere insieme i pezzi del puzzle Achille Lauro, Sono io Amleto diventa imprescindibile per chiarirvi ogni dubbio ed entrare a fondo della sua poetica, per capire cosa vuol dire crescere da soli, con un fratello che ti fa da padre e amici che diventano fratelli, con la consapevolezza di essere a cavallo di quella linea sottile che ci separa dalla perdizione. Questa sorta di romanzo biografico – scritto insieme a Marta Boggione, che ha raccolto anche testimonianze di amici e colleghi di Lauro, fra cui Frenetico e Simon P – è la testimonianza che ormai il brand Achille Lauro si sente pronto a confrontarsi senza patemi d’animo con diversi media: è infatti in lavorazione un documentario sulla vita del cantautore, sulla sua carriera e sui processi creativi alla base della sua tecnica compositiva.

 


 

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