Sono socievole fino all’eccesso

Sono socievole fino all’eccesso

Il filosofo francese Michel de Montaigne (1533-1592) credeva che saggio fosse vivere con meno di ciò che si aveva, e fondamentale fosse ricordare che anche sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo. Profondamente contemplativo, ferito dalla morte in giovane età del suo sodale La Boètie, studiava per non avere paura della morte, per accettarla come esito perfetto e naturale; considerava la meditazione sulla morte una meditazione della libertà. Perché saper morire ci poteva affrancare da ogni soggezione e costrizione: perché non c'é niente di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione della vita non è un male. Montaigne considerava i popoli amerindi espressione di un “mondo bambino” estraneo alla malizia, dove si viveva secondo leggi naturali all’insegna di una purezza che come europei avevamo perduto. Parole come menzogna e tradimento, invidia e diffamazione, perdono e avarizia per quei popoli non avevano corrispondente. Montaigne era profondamente rammaricato che Platone e Licurgo non si fossero potuti confrontare con gli americani autoctoni. Figlio di un soldato, durante la vita assistette a guerre, guerre civili e pestilenze. Soffrì clamorosamente di coliche, come suo padre, a partire dai 47 anni. Il suo Viaggio in Italia è intervallato e frastagliato dalla cronaca del suo malessere renale. In mezzo non mancano annotazioni prodigiose sull’ingeneroso confronto tra Roma antica e Roma moderna…

Seconda uscita della neonata collana di biografie d'autore “Il mondo è pieno di gente strana”, diretta da Paolo Nori per la Marcos Y Marcos, fregiato da una bella copertina di Giuliano Della Casa, Sono socievole fino all'eccesso è un libretto che niente aggiunge e niente muta negli studi su Montaigne: l’autore, Ugo Cornia, classe '65, storico sodale di Nori, scrittore già in catalogo Sellerio, Quodlibet e Feltrinelli, finisce per pubblicare un libello che sembra più assemblato che meditato; ha il respiro e il disordine di un block notes, una semplicità espositiva che non di rado sconfina nella sciatteria. Nella debole nota al testo, in appendice, riferisce che “sarebbe stato bello scrivere una vita di Montaigne usando solo sue citazioni, e cucendole in fila, una dietro l’altra, dall’inizio alla fine”: per questa ragione è andato abbinando citazioni dirette a parafrasi e riassunti di passi provenienti dai Saggi e dal Viaggio in Italia. Segue una scanzonata bibliografia. Che bisogno c’era di un libro del genere? Cosa aggiunge alla nostra letteratura e cosa alla filosofia? La Montaigne ha partorito un topolino. Modenese.



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