Sopra eroi e tombe

Sopra eroi e tombe
"È così che si concede la felicità. [...] A pezzetti, per pochi istanti". Per Martín la felicità ha il corpo longilineo ed inaccessibile di Alejandra. No, non ha: avrebbe. Perché lei è una "persona complicata", lontana, oltre un invisile abisso di fantasmi veri e presunti anche quando gli occhi di uno sono lo specchio di quelli dell'altra. La loro storia-non storia d'amore nasce, cresce e muore sullo sfondo di una Buenos Aires caotica, affacciata sul porto e dalle lacerazioni sentimentali non meno forti di quelle sociali. Perché Martín, ragazzo triste scacciato da una madre vanitosa, non arriverà mai a conoscere davvero il mistero di Alejandra e della sua inquietante famiglia, gli Olmos, fatta di pazzi e generali senza testa, un tempo nobile, ora aggrappata ai resti dei vecchi fasti come ad un salvagente, nella cadente dimora di Barracas. Non lo aiutereanno le poche domande dirette, fatte all'apice del tormento amoroso, su ciò che per Alejandra sono due inviolabili tabù: Fernando, e il mondo dei ciechi. Non basterà seminare chilometri, da Nord a Sud, per dimenticare una donna posseduta ma non avuta. Né potranno aprire un passaggio nel dolore della giovane, lenendo le ferite del ragazzo, le sagge parole di Bruno, raffinato intellettuale che dell'epopea degli Olmos è stato commosso spettattore, e turbato protagonista. A ciascuno, grande o piccola, toccherà la propria parte di irredimibile oscurità: ora e sempre...
Claudio Magris, in quarta di copertina, lo definisce "il più grande romanzo sudamericano, uno dei grandi libri del Novecento". Inevitabile, quindi, avvicinarsi con timoroso rispetto a Sopra eroi e tombe, pubblicato per la prima volta nel 1960 e ripubblicato adesso dall'Einaudi, senza essere stato intaccato dagli anni e dalle epoche. Scrittore e uomo di scienza, pittore impegnato politicamente, Sábato imbastisce una spessa ed intricata trama fatta di nomi, luoghi, persone, avvimenti, in bilico tra realtà ed immaginazione, radicata nella Storia ma con lo sguardo rivolto all'universo del delirio, delle ossessioni che non mollano la presa. Sopra eroi e tombe è un potente romanzo sull'Argentina di ieri e di oggi (l'"oggi" a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta), che dalle vicende di un'intera nazione stringe l'obiettivo fino a raccontare la saga di un'unica famiglia, e di tutti i personaggi che in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con essa: dagli avi, quelli diventati matti e quelli imprigionati dall'età, agli ultimi discendenti, Alejandra e Fernando, il padre folle tormentato dalla cecità, fino a Bruno e Martín, che inutilmente ma senza sosta hanno cercato e cercano di strappare il pesante velo di segreta follia. Raccontato in tre tempi, da tre diversi punti di vista, Martín, Fernando, Bruno, Sopra eroi e tombe ha l'eleganza di una scrittura rigorosa, senza sbavature, in cui pagine dallo stile essenziale e magnetico si aprono su distese di pura poesia: ad essere messi in primo piano sono i sentimenti, mai il sentimentalismo, forti, assolutizzanti, incomprensibili, padroni della ragione. Sábato, tenendone le fila con somma maestria, pone e compone insieme pezzi diversi per costruire storie che invitano a lasciarsi andare al piacere dell'irrealtà, del fantastico forse possibile, a quella piacevole sensazione di inquietudine dove non tutto può avere, e nemmeno la vorremmo, una spiegazione. Ci si perde, in questo romanzo, senza perdersi mai sul serio, ansiosi di andare avanti, di arrivare fino alla fine appena un po' storditi, felici per aver condiviso patemi e gioie di grandi personaggi, in una grande narrazione. Dispiace solo che, in tanta grandezza, l'Einaudi si perda nelle cose più piccole: una migliore cura del testo, per eliminare banali errori e sviste, avrebbe portato questo libro a sfiorare la perfezione.

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