Sopra le righe

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Un divano. Una Camel dopo l’altra fumata nella più completa apatia. Anna se n’è andata già da qualche tempo. Anna, un palindromo che si fatica a scordare e che continua a tormentare la mente di un amante avìbbandonato e disperato. Solo le sigarette danno sollievo. Il fumo delle sigarette o forse, ancora meglio, il loro fuoco, amplificato dall’alcool. Una catarsi completa… Da un’altra parte della città, un letto. Andrea Pancaldi, trentaquattro anni, correttore di bozze milanese, si risveglia dopo una notte di violenza urbana. Nonostante sia di buona famiglia e con educazione universitaria, il giovane ha scelto la strada e la vita al limite. Si è anche innamorato di Gina, una spogliarellista che si concede per poco. Una situazione che ogni notte porta solo guai… In un altro angolo ancora della metropoli un uomo contempla le sue opere. Strumenti musicali dal suono molto particolare. Strumenti musicali fabbricati con parti di esseri umani. Prima Angel, poi Brandy, poi un culturista il cui tronco è risultato molto utile per la sua acustica quasi perfetta. E se la melodia perfetta si potesse ottenere solamente con il proprio corpo?... Riccardo, invece, per le strade della città, cerca solo sesso. È un erotomane e cerca in tutti i modi di contrastare il suo demone, con scarsissimi risultati. Le fugaci conoscenze di chat, come Linda, sono la sua unica compagnia anche se nulla riesce a riempire la sua profonda tristezza esistenziale… Leonardo è l’opposto di Riccardo e alla carne preferisce lo spirito. È un professore universitario in cerca della Verità e della conoscenza, di se stesso in primo luogo. Gheorghe, come maestro della setta a cui ha deciso di aderire, gli ha proposto un rito di purificazione molto particolare…

Domenico Cocozza ha dato vita a un’antologia molto particolare di cinque racconti costellati da drammi esistenziali di varia natura. Uno stile veloce e pungente, caratterizzato da un lessico forbito e in alcuni casi persino aulico, per descrivere situazioni borderline e molto sgradevoli. I protagonisti sono cinque e raccontano i loro stati d’animo travagliati in prima persona. Le sensazioni espresse sono molto ben descritte, che si tratti di un erotomane, di un professore universitario in crisi mistica o, ancora, di un serial killer in caccia della sua prossima preda. Realtà e finzione si confondono in una sorta di allucinazione collettiva. Come spiega l’autore stesso nella prefazione dell’opera, “non sempre ciò che vediamo è riconducibile a ciò che definiamo vero. Vedere vuol dire in qualche modo conoscere e, per quanto perfetta possa essere la vista, non sempre risulta infallibile. L’occhio umano capta in qualche modo la verità ma riesce a restituirla all’osservatore solo a piccole dosi, lentamente, attraverso un faticoso percorso a tappe di rielaborazione e sforzo di memoria. Ciò che ci si para dinanzi non è altro che una formidabile penetrazione della realtà e allo stesso tempo di impotenza, perché di questa, il più delle volte, si riesce a coglierne solo l’apparenza”. Storie molto distanti tra loro che trovano un minimo comune denominatore all’interno delle turbe psicologiche dei protagonisti. Opera breve ma molto intensa.



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