Sorella

Sorella
Amaranta ora ha quasi quarant'anni, ma ne aveva solo sedici quando – davanti a una tazza di caffelatte, così, come fosse niente – ha annunciato ai suoi genitori che voleva farsi suora, anche se non frequentava la parrocchia e nemmeno credeva granché in Dio. A nulla era servita la contrarietà del padre e della madre, troppo forte era la voglia di tagliare i ponti con la realtà e col mondo esterno da parte della ragazza (“Mamma, è inutile, io sarò suora perché già lo sono”). Dopo tanti anni di convento, la madre superiora ha recentemente assegnato ad Amaranta un compito per lei spaventoso: fare la maestra di scuola materna, badare a quelle strane e crudeli creature che lei non ama per nulla, i bambini. Con la passività che l'ha sempre accompagnata, Amaranta si applica al suo nuovo lavoro, nel quale però mostra subito di non eccellere affatto. Ma l'incontro con Luca – un bambino bielorusso adottato da un pilota dell'Alitalia con la passione per le sudamericane e da una donna nevrotica che perde i capelli e la salute rincorrendo i troppi cattivi pensieri – cambia le cose per sempre: Amaranta ha l'impressione che il piccolo voglia in qualche modo metterla alla prova suggerendole delle missioni da compiere, e si dà da fare per accontentarlo – non sa nemmeno lei perché - costi quel che costi...
Cosa c'è di meglio per raccontare la solitudine e il distacco dalle piccole grandi cose che ci fanno umani (l'imperfezione, la carnalità, l'insicurezza, il peccato) di questa strana, forastica, antipatica suora incredula che sputa l'ostia di nascosto perché “d'inghiottire quel pezzo di pane sciapo (...) non mi va” e si aggira per le strade di Roma nord come un esploratore in territorio nemico? Deve aver pensato questo Marco Lodoli, scrittore che da sempre ama interrogarsi sui simboli e utilizzarli per raccontare la sua visione della vita, quando si accingeva a vergare questo delicato – ma di una tristezza che morde alla bocca dello stomaco – apologo che alla struttura classica delle fiabe (le prove da superare, il percorso iniziatico) affianca una nemmeno troppo nascosta verve antireligiosa. Il breve romanzo non è privo di difetti e incongruenze, ma ha un fascino minimalista innegabile. Particolarmente felici i momenti nei quali lo scrittore descrive i bambini senza zucchero e con molto pepe.

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