Sorelle sbagliate

Sorelle sbagliate
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Chloe, nel suo abito Versace con le perline e un paio di décolleté tacco dodici che non avrebbe mai più indossato, è eccitatissima. È stata invitata dal suo capo, Catherine Lancaster, direttrice della rivista “City Woman”, all’evento dell’anno, il Met Gala di New York. Catherine è rimasta molto colpita dall’articolo di Chloe, sugli eventi Take Back the Night nei campus universitari, in cui veniva approfondito l’argomento delle vittime di abusi sessuali ed ha deciso di premiare la giovane giornalista invitandola alla festa. Al loro arrivo, mentre Catherine viene subito coinvolta nelle fotografie ufficiali dell’evento o in conversazioni con il sindaco o altri invitati di prestigio, Chloe non fa altro che seguirla, tenendo in mano la pochette paillettata rotonda del suo capo, tutt’altro che infastidita: per lei è un privilegio essere stata eletta portaborse di qualcuno che si è guadagnato un posto al vertice della catena alimentare. Durante la cena, Chloe si accorge che il suo cellulare, riposto nella costosissima tasca del suo vestito, sta squillando. Sono i suoi genitori. Chloe ignora la chiamata e lascia scattare la segreteria telefonica. I genitori chiamano di nuovo cinque minuti dopo e poi ancora un’ora dopo e Chloe pensa che potrebbe essere accaduto qualcosa alla madre o al padre, ma in realtà sa già che si tratta di sua sorella Nicky… come al solito. Durante il dessert arriva l’ennesima chiamata, questa volta da casa di sua sorella. Come sempre, Nicky riesce a rovinare i suoi momenti più importanti. Chloe spegne il cellulare e se lo mette in tasca. Quando Catherine si allontana per andare in bagno, Chloe accende il telefono ed ascolta i messaggi in segreteria: i genitori le chiedono con insistenza di chiamarla, mentre l’ultima telefonata è di Adam, il marito di Nicky, che ha bisogno di lei. E Chloe fa la sua scelta, tradisce la sorella e sceglie Adam, di cui quattro anni dopo diventerà la seconda moglie e quattordici anni dopo la vedova…

Chloe e Nicky, due sorelle, ma due estranee: Chloe è la più giovane, ma è sempre stata la più matura. Dopo anni di gavetta a New York è diventata direttrice di un importante giornale di moda ed ha sposato Adam, ex marito di sua sorella Nicky, la scapestrata, l’alcolizzata, la madre di Ethan, il figlio avuto con Adam, che dopo il divorzio ne ha avuto l’affido esclusivo. Quando la morte rimescola le carte di una vita apparentemente perfetta e Adam viene trovato senza vita, ucciso da diverse coltellate, sul pavimento della casa-vacanza negli Hamptons, i sospetti ricadono subito su Ethan, diventato un adolescente solitario, problematico, in conflitto con il padre e affamato d’amore. Le due sorelle- madre biologica l’una, profondamente diversa dalla superficiale ragazza di quattordici anni prima; zia/matrigna amorevole la seconda, ma con diversi scheletri nell’armadio- sono costrette ad incontrarsi nuovamente ed affrontano, solidali, un faticoso e doloroso percorso alla ricerca della verità. Ed in questo percorso si ritrovano. Il nuovo romanzo di Alafair Burke chiude, dopo La ragazza nel parco e La ragazza che ho sposato, una trilogia incentrata sulle complesse relazioni femminili e sul ruolo della donna nella società odierna. Quelle che descrive sono donne forti, che nascondono le proprie debolezze e fragilità e che sono pronte a lottare con coraggio per ciò che ritengono importante. La Burke, avvocato penalista che spesso afferma che le sue storie nascono dai casi giudiziari personalmente seguiti, affronta in questo lavoro temi quali gli abusi domestici ed il complesso rapporto tra familiari, creando una storia che, anche se difetta in parte della suspense tipica del genere letterario in cui è collocata, appare ben curata, con una buona caratterizzazione ed introspezione psicologica dei personaggi, un ritmo calzante ed un finale forse prevedibile, ma coerente.



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