Sospetto

Sospetto
1978, Scozia. Alex, Tom, Davey e Sigmund, quattro studenti di college ubriachi fradici, rinvengono casualmente il corpo di una ragazza morente, orribilmente stuprata e mutilata. Si tratta di Rosie Duff, una barista corteggiatissima dai ragazzi del luogo. I quattro amici diventano subito i primi indiziati. L'ispettore MacLellan li mette sotto torchio, ma intanto scopre strane ombre nascoste nel passato della vittima, che a quanto pare aveva una relazione con un uomo più grande di lei, probabilmente sposato... 2003, Scozia. Nel quadro del programma di riapertura di vecchi casi insoluti mediante l’utilizzo di nuove tecniche investigative a base di analisi del DNA, la polizia torna ad indagare sulla tragica fine di Rosie Duff. Alex, Tom, Davey e Sigmund sono sempre nel mirino degli inquirenti ma non possono essere perseguiti per insufficienza di prove. Vecchie ferite si riaprono, e gli amici di un tempo si trovano di nuovo proiettati nell’incubo che ha segnato le loro vite: un incubo che ora diventa letale, perché uno sconosciuto killer apparentemente in cerca di vendetta vuole ucciderli tutti. Unica speranza di salvezza per loro, trovare il vero responsabile del delitto di 25 anni prima...
Non è mai troppo facile (o forse è sempre troppo facile) occuparsi di thriller contemporanei: le similitudini si intrecciano, i richiami si sovrappongono, le citazioni si inseguono. Probabilmente le stesse difficoltà che provano gli autori, a ben pensarci. Tra i più brillanti nel risolvere impacci e contraddizioni, la scozzese Val McDermid, una signora obesa di mezza età dalla scrittura cupa e nebbiosa come la brughiera nella quale vive. I suoi libri, e segnatamente questo Sospetto, sono crudi, serrati, plumbei. Plot essenziali ma tutt’altro che prevedibili e un quid di morboso fanno il resto. “Non saprei nemmeno dire perché, ma questo libro è stato molto difficile da scrivere”, ha dichiarato la McDermid in una recente intervista. “Forse perché è ambientato a Fife, la cittadina nella quale sono cresciuta. I protagonisti hanno la mia stessa età, e questo mi ha obbligato a fare i conti con molti aspetti della mia adolescenza e della mia giovinezza che ho negato, rimosso per tanto tempo”. E la partecipazione emotiva dell’autrice si vede, si sente, traspare da una disturbante malinconia di fondo, dalla pesantezza dell’atmosfera, dall’opprimente angoscia che ti prende allo stomaco e non ti lascia nemmeno dopo che hai finito di leggere.

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