Sotto il sole

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La vita di Markus Mehring, oscuro impiegato statale che vive solo in un modesto bilocale e passa la giornata in ufficio seduto ad una scrivania senza telefono (ma con penne e timbri in abbondanza) a esaminare formulari “compilati da gente con cose più importanti da fare, alla ricerca di errori formali” da passare all’uno o all’altro dipartimento passerebbe del tutto inosservata se non fosse per un errore. L’errore lo commette Elvira Schmidt, giovane impiegata direttiva alla Banca di Credito, che – sconvolta per una brutta lite avuta col fidanzato – gira per errore sul conto corrente di Mehring una cifra enorme… Un quattordicenne di campagna, abbrutito dalla noia di giornate sempre uguali passate nella casetta di famiglia sui bordi di una strada provinciale a sfogliare fumetti, guardare la televisione con la sorella e sfuggire al feroce cane del vicino, sale sul viadotto a osservare le automobili che sfrecciano sotto di lui e inizia a concepire un’idea insana… Anni Settanta. Il giovane ricercatore universitario Kramer non si occupa solo professionalmente dell’opera dello scrittore Heinrich Bonvard, morto suicida qualche anno prima: ne è letteralmente ossessionato, è un suo ammiratore scatenato sin da quando, appena quindicenne, ha letto il suo romanzo più famoso, Sotto il sole. Ora che sta per uscire una sua monografia su Bonvard, Kramer decide di metterci in copertina una foto della tomba dello scrittore. Ma scopre che non ne esistono copie in giro e così si reca a Oury-sur-Mer per fotografarla lui stesso… Un piromane racconta la sua ossessione per il fuoco. Tutto inizia a quindici anni, quando perde la verginità e poco dopo incendia una cuccia per cani. Entrambe esperienze insoddisfacenti: “(…) In un caso si è trattato di una semplice cuccia per cani, nell’altro di una ragazzina con l’apparecchio ai denti. (…) Lei fece un ghigno argenteo, la cuccia crollò e si spense: metà rimase in piedi, annerita e vuota”… Wagenbach, celebre attore teatrale e da poco anche conduttore televisivo nel programma “Ora di musica”, sale su di un aereo e si accomoda al suo posto. Il suo vicino lo riconosce, lo chiama per nome. Wagenbach – seppure seccato – si offre di fargli un autografo, ma quello lo rifiuta, sebbene, puntualizza, faccia la collezione di autografi! Il fatto è che non lo ammira per nulla, anzi considera la sua recente interpretazione nel Wallenstein un vero disastro, un oltraggio. Eppure Wagenbach la considera la sua migliore interpretazione, uno dei momenti più felici della sua carriera…

Questa antologia del 1998, uscita in Italia un decennio più tardi, consta di otto racconti abbastanza brevi – si arriva in tutto a 150 pagine scarse – in ognuno dei quali Daniel Kehlmann mette sotto la lente d’ingrandimento un essere umano, spesso solitario o nevrotico o in qualche modo tormentato. Lo scrittore tedesco, qui al secondo libro pubblicato (ma in gran parte si tratta di materiale scritto prima ancora dell’uscita del suo romanzo d’esordio, È tutta una finzione, per esempio del racconto che dà il titolo alla raccolta sappiamo che lo ha scritto a vent’anni circa, quando era studente all’Università di Vienna), sfoggia il suo teutonico, laconico sguardo, che – pur non privo di ironia e disincanto – “legge” le persone e le loro pulsioni psicologiche basandosi sulla razionalità, sull’osservazione e sull’analisi. Un po’ entomologo un po’ «ragazzino saccente», come lo definì una importantissima critica letteraria austriaca commentando i suoi esordi, qui Kehlmann si discosta troppo poco dai cliché della prosa breve europea e sudamericana per sorprendere il lettore, ma di certo lo intrattiene con sufficiente raffinatezza e indubbio talento.



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