Sotto la città

Sotto la città
In un umido seminterrato della periferia di Reykjavík viene rinvenuto il cadavere di un anziano, colpito alla testa con un grosso portacenere di vetro. È ottobre, e il buio del piovoso autunno islandese rende ancora più lugubre l’ambiente dimesso in cui l’uomo viveva. Il commissario Erlendur si muove in silenzio sul luogo del delitto, come uno spettro. Il morto si chiamava Holberg e a quanto pare ha fatto entrare in casa volontariamente il suo assassino, ma non gli ha riservato un’accoglienza cordiale: non c’è traccia di caffè o cibo né in salotto né in cucina. Nulla di particolarmente insolito o misterioso. Tutto molto triste e molto netto. Il tipico omicidio islandese. Tranne un foglio A4 a righe strappato da un quaderno. Sul foglio c’è scritto qualcosa di strano. C’è scritto “Io sono LUI”…

Terzo episodio (ma primo pubblicato in Italia) della serie della Squadra Investigativa di Reykjavík, questo Sotto la città traccia con precisione i confini entro i quali si muovono ormai da più di un decennio i polizieschi di Arnaldur Indriðason. I protagonisti sono un anziano segugio pieno di amarezza e dalle poche parole – Erlendur, un giovane rampante, aggressivo e superficiale - Sigurður Óli, una donna posata e piena di buon senso ma con doti investigative tutt’altro che brillanti – Elínborg. Lo stile è talmente minimale da sembrare dimesso, il ritmo è compassato e l’azione quasi assente, il mood molto malinconico: eppure non solo non ci si annoia, ma anzi si rimane incollati alle pagine come alla carta moschicida a gustarsi le svolte inattese nel plot, le trovate intelligenti che vanno a increspare d’improvviso acque che parevano immote. Questa storia agghiacciante di stupri, bambini morti e terreni paludosi non fa eccezione. Profondo grigio.

 

 

 

 
 
 
 
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