Sovrane

Sovrane

Alla base della civiltà occidentale ci sono due rimossi preoccupanti: che la democrazia nasce dalla violenza e che il contratto sociale di matrice illuminista ha ignorato, quasi come fatto naturale, il contratto sessuale. L’ignorare questi due fattori porta l’entità statuale a essere prigioniera dell’uso della forza e a perpetuare una convivenza limitata. La vera sovranità deve stare al di sopra della legge, come hanno fatto le donne nelle poche occasioni in cui hanno avuto la possibilità di gestire il potere. Se si vuole costruire una comunità relazionale autentica si deve rivedere la Storia, intesa non più come una sequela di fatti ma come recupero dell’esperienza del quotidiano e dell’essenza umana della persona. Simone Weil parla di “esigenze dell’anima” che devono essere realizzate attraverso l”obbligo”, una “nozione di qualità superiore” capace di determinare diritti e doveri in grado di plasmare una reale convivenza al di là delle convenzioni politiche, economiche e sociali. Le donne sono le uniche che possono sovvertire la struttura patriarcale del sistema autoritario odierno con il superamento dell’istituto della rappresentanza…

Nel “Prologo” Annarosa Buttarelli sostiene la necessità di una “conversione trasformatrice” che dia vita a una nuova “convivenza tra uomini e donne” dal momento che la convivenza attuale è in una crisi irreversibile. Si tratta di un progetto, spiega la filosofa dell’Università di Verona, che può realizzarsi solo attraverso l’autorità femminile perché priva di condizionamenti socio-politici. Sovrane procede lungo due traiettorie. La prima è un’attenta analisi critica dei limiti del sistema politico rappresentativo, dal partitismo perverso al riformismo ipocrita. La seconda è la dimostrazione teorica e pratica dell’efficacia del sovranismo femminile. Le donne – dalla regina Cristina di Svezia alla sindaca di Ostiglia Graziella Borsatti ‒ nell’arte del governo hanno elaborato modelli innovativi basati sulla centralità delle relazioni umane, sull’ascolto dei bisogni e dei desideri della persona, sull’affermazione e non sull’integrazione delle differenze. È un pensiero politico che ‒ in contrasto con l’assolutismo “incarnato”, hobbesiano e contrattualistico – separa l’autorità dal potere per governare con giustizia. Parafrasando il titolo di un famoso film di Marco Ferreri non è il futuro ma il presente che dovrebbe essere donna.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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