Spagna insanguinata

L’aereo del giornale “L’Intransigeant” si dirige verso i Pirenei. Sorvola “nuvole candide, nuvole d’estate, nuvole per intenditori, nelle quali si aprono delle grandi fessure simili a degli abbaini”. Antoine de Saint-Exupéry da un oblò guarda Perpignan dall’alto, ci ha vissuto qualche mese quando collaudava idrovolanti a Saint-Laurent-de-la-Salanque: è “l’ultima città felice”, poi ecco la Spagna e Figueres. Qui si uccide, eppure dall’alto nulla sembra diverso dal solito… L’aereo atterra a Barcellona. Anche qui, nessuna traccia dell’inferno di cui si racconta nel resto d’Europa. “Dov’è il terrore, a Barcellona? A parte una ventina di palazzi bruciati, dov’è la città in cenere? A parte qualche centinaio di morti tra i dodicimila abitanti, dove sono le ecatombi? Dov’è la frontiera di sangue sulla quale si spara? (…) La frontiera, in una guerra civile, è invisibile, passa attraverso il cuore degli uomini”. Mentre le milizie anarchiche innalzano barricate per le strade – gira voce che il Governo voglia disarmarle – l’inviato de “L’Intransigeant” scatta qualche foto dei membri della guarnigione che sorveglia l’albergo in cui alloggiano i giornalisti stranieri. Il giorno seguente de Saint-Exupéry cerca gli anarchici ritratti nelle foto per regalarne loro una copia. Chiede di un “ragazzone bruno” che non riesce a trovare, gli rispondono grattandosi la fronte e con tono rammaricato che purtroppo è stato fucilato la sera prima perché aveva denunciato un tale come fascista, facendolo passare per le armi: si è poi scoperto che l’accusa era falsa e che si trattava soltanto di un suo rivale. Lo scrittore riflette: “Ecco. Hanno il senso della giustizia”… Il giorno seguente, l’inviato de “L’Intransigeant” assiste alla partenza di truppe repubblicane per il fronte. È sorpreso dal silenzio: “Non un canto, non un grido. (…) Nessuna uniforme. Questi uomini si faranno uccidere nei loro abiti da lavoro. Abiti neri, inamidati di melma”…

Nell’agosto del 1936 (per conto del giornale francese “L’Intransigeant”) e, di nuovo, da maggio a ottobre del 1937 (per conto del quotidiano “Paris-Soir”) lo scrittore e aviatore Antoine de Saint-Exupéry è in Spagna come inviato di guerra. Malgrado in entrambe le occasioni sia al seguito del fronte repubblicano (oggi lo definiremmo un giornalista “embedded”), contrariamente a Joseph Kessel, John Dos Passos ed Ernest Hemingway – suoi “colleghi” autori di memorabili e vibranti reportage – non fa cronaca militante e non lascia trasparire alcuna simpatia né per una fazione né per l’altra. Come fa notare il curatore Paolo Imperio nella breve introduzione, al centro della narrazione dell’autore de Il piccolo principe (narrazione molto sui generis, come vedremo) c’è “l’uomo, che tratta con compassione, intravedendo in tanta disgregazione ciò che unisce e non ciò che divide”. In questo volumetto, oltre a undici corrispondenze di guerra, troviamo in appendice una scelta di scritti tratti dai taccuini personali di de Saint-Exupéry e relativi alla guerra civile di Spagna. Lo stile – nelle une e negli altri – è molto poco giornalistico: immagino la frustrazione della redazione e dei lettori de “L’Intransigeant” e di “Paris-Soir” nel leggerle sperando di trarne indicazioni sull’andamento della guerra o sulla situazione sociale in Spagna. All’autore pare interessare di più soffermarsi sul viso o sulla voce di una persona, cercare di indovinarne i paesaggi interiori, esercitarsi sulla “descrizione di un attimo”: gli eventi lo inducono a riflessioni filosofiche, a divagazioni spesso anche un po’ criptiche e fumose, a considerazioni generali. Questa ellitticità fa di Spagna insanguinata una lettura utile e interessante, ma certo non necessaria, soprattutto se a interessare è la Guerra Civil e non la poetica di Antoine de Saint-Exupéry.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER