Specchi

Specchi
Dagli albori dell’esistenza, quando gli imperscrutabili disegni del cielo e delle stelle erano una geometria perfetta che tracciava i destini degli uomini, la storia si è srotolata come un fiume in piena mozzando teste, erigendo forche, conquistando terre, celebrando glorie, morti e miracoli, tessendo un arazzo di figure tormentate ed invisibili. Donne, schiavi, perseguitati di tutte le razze, neri, ebrei, musulmani, poveri, stranieri in ogni dove, omosessuali, geni nati per errore nelle epoche sbagliate sono caduti vittime dell’oscurantismo, della morale pubblica, del bigottismo o dei capricci di re e regine. Oscar Wilde, il personaggio più venerato nei teatri e nei salotti di Londra, morì solo e disprezzato per aver cercato un amore diverso. Anni dopo, i “degenerati colpevoli dell’aberrante delitto contro natura” furono obbligati a portare un triangolo rosa appuntato ai vestiti. Aspasia, che Socrate ed Anassagora tenevano in gran considerazione, fu oggetto di accuse infamanti perché era impensabile che potesse esistere una donna autorevole e libera. E come lei le donne che riuscirono a lasciare la propria impronta nella storia furono dimenticate, arse vive, dichiarate pazze, ridotte schiave. Fattucchiere che scompaginavano, con la loro pretesa di usare le arti e la ragione, i disegni divini e quelli dell’uomo. Mozart creò musica sublime, ma fu cacciato dalla corte del re quando abbracciò le idee illuministe morendo soffocato dai debiti. Anche Beethoven, che credeva nella libertà come fosse una religione, visse in povertà traducendo l’odiata censura in composizioni potenti e briose che nessuno capiva per davvero. Sordo, non sentì mai gli applausi scroscianti che gli piovevano alle spalle…
Galeano, con Specchi ed il successivo I figli dei giorni, è il re del pointillisme storico. Piccolissimi puntini definiscono in un’unica composizione la policromia della storia universale degli oppressori e degli oppressi, dei conservatori e degli illuminati. Una narrazione polifonica e multistrato con un occhio sempre attento alle vicende umane sconosciute, ai risvolti storici meno indagati. Galeano sa che la sua è una scrittura delicata, ironica ma schiettamente di parte: e non fa niente per camuffarla. Anzi, impostando la storia degli ultimi come lo specchio in cui far riflettere i grandi, con grazia sublime ed acume tagliente impone al lettore di guardare, una volta e per tutte, la trama degli eventi dal rovescio.

 

 

 

 
 
 
 
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