Spirali alchemiche

Spirali alchemiche
Camicia bianca, cravatta a fiocco di velluto, redingote di altri tempi, occhi magnetici e barba ad incorniciare il viso… chi è? L’illusionista, ed è chiaro che ci troviamo di fronte ad una rappresentazione appena Mandrake fa un gesto e tutto può cominciare... Qualcuno nell’intimità di una stanza osserva muto una donna mentre accoglie i suoi amanti, giorno dopo giorno la contempla, e non può che amarla. La conosce da tempo ed immobile starà con lei in ogni momento fino al più importante, quello che deve essere ricordato per l’eternità… Una donna ha un occhio nero, l’infermiera a fatica riesce a medicarglielo, non vuole dire come se l’è procurato anche se il sospetto che sia stato il marito viene confermato da una  difficile ma spontanea confessione. Ma la confessione è solo l’inizio di una storia con un finale decisamente insolito… e poi ancora una sedia e una persona che ripensa alla sua vita, agli sbagli commessi a ciò che è stato. E uno strano scippo, una donna con il suo fascino indiscutibile, il suo odore inconfondibile, la sua passione nel danzare il tango; la maionese che va fatta in certo modo per non far impazzire gli ingredienti e luoghi misteriosi che racchiudono segreti per secoli e divinità pronte a confutare tutte le teorie preesistenti...
Tante brevi storie intriganti e ben scritte, tanti frammenti di un unico specchio che ricomposti rimandano un’immagine nuova della realtà. I racconti di Giovanni Beani hanno tutti indistintamente un impianto studiato in modo tale da sorprendere e spiazzare piacevolmente il lettore che alla fine di ogni storia è portato a ricominciare da capo per capire quando è stato ‘beffato’. In realtà Beani è un illusionista delle parole, uno che ama giocare, non ‘beffa’ nessuno nel vero senso del termine ma invita a riflettere, a osservare, a leggere oltre. Abbinato ad ogni racconto infatti c’è un disegno, un’elaborazione grafica curata dallo stesso autore nella quale sono inseriti simboli e immagini che rimandano direttamente alla storia a cui si riferisce. mai come in questo caso paiono vere le parole di Italo Calvino: "Le cose che un racconto non dice sono necessariamente più numerose di quelle che dice e solo una speciale aureola intorno a ciò che è scritto può dare l’illusione che stai leggendo qualcosa che non è scritto".

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