SPQR – Storia dell’Antica Roma

SPQR – Storia dell’Antica Roma
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L’8 novembre del 63 a.C. Cicerone espone al senato nel tempio di Giove presso il Foro romano il suo discorso contro il congiurato Catilina. Quest’ultimo siede in disparte schiacciato dal grande potere del suo acerrimo nemico, un homo novus che adesso sta condannando di fronte alle maggiori personalità politiche un esponente di un’antica famiglia patrizia come nemico dello stato. Una scena celeberrima legata a una delle pagine più testimoniate in documenti e opere letterarie della storia romana, a iniziare da Tito Livio e Sallustio, rappresentata anche nel suggestivo quadro del pittore Cesare Maccari del XIX secolo, in cui compare già una Roma imperiale decorata dal prezioso marmo di Carrara ancora impensabile nella più spartana architettura del I secolo a.C., al tempo di Cicerone e del Grande Cesare. In piena crisi economica, Catilina si era conquistato le simpatie del popolo dopo aver perso l’anno precedente l’elezione al consolato, vinta dal nuovo principe del Foro, ed essersi indebitato in modo preoccupante a causa di una dispendiosa campagna politica. “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” “Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?”: è la domanda retorica, diventata una celeberrima frase della lingua latina, con cui Cicerone apre il suo discorso poi raccolto nelle Catilinarie, il documento che il principe del Foro fece redigere ai suoi collaboratori in cui lascia testimonianza della guerra contro Catilina, finita l’anno successivo con lo scontro tra quest’ultimo e l’esercito romano. Perso il loro leader, i congiurati furono insolitamente condannati a morte senza un regolare processo, conclusione che assicurò la vittoria definitiva a Cicerone, ma che lo mise in pessima luce dando inizio alla sua inevitabile perdita di potere…

Mary Beard in SPQR partendo dalla guerra tra Cicerone e Catilina passa poi a ricostruire la storia dell’antica Roma fin dalla leggenda di Romolo e Remo, con un profondo spirito critico, senza tralasciare nessun possibile punto di vista analizzato attraverso documenti storici e opere letterarie. Pensando al quadro che Charlotte Higgins ha delineato della studiosa in un articolo per “The Guardian”, in cui la ricorda negli anni dell’università per la sua spontaneità nel fare lezione e la capacità di suscitare l’interesse degli studenti per i temi trattati, non è difficile riconoscere in questo saggio la stessa contagiosa curiosità sulle vicende storiche. Insegnante al Newnham College di Cambridge e curatrice per la storia antica del “Times Literary Supplement”, la Beard è tra i maggiori accademici inglesi e si ricollega alla scuola anglosassone interessata alla cultura e alle vicende della città di Roma. Tra i suoi saggi più recenti Ridere nell’antica Roma edito dalla Carrocci, uno studio sul ruolo del riso nei rapporti tra i componenti dell’élite in cui l’autrice cita alcune commedie fondamentali per la storia della letteratura latina. Parlando delle Catilinarie la studiosa non manca di sottolineare come la retorica di Cicerone resti tutt’oggi alla base della formazione umanistica e in campo politico per tutto l’Occidente. Persino personalità come Tony Blair e Barack Obama si sono interessati a tale modello per raffinare la loro arte persuasoria, ma ben diverso è il giudizio che la storia della letteratura latina ha conservato dell’altra opera di Cicerone, un poema che il grande oratore voleva ancora dedicare a Catilina, ma che non riuscì a commissionare a nessun valido poeta. Per questo decise di scriverlo di suo pugno, realizzando un lungo encomio delle proprie gesta che gli studiosi hanno quasi sempre giudicato eccessivo. Attraverso un viaggio nei secoli Mary Beard dimostra al lettore in modo arguto e intelligente quanto ancora oggi l’Occidente sia debitore dell’insegnamento degli antichi romani, i nostri indiscussi predecessori.



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