Spykiller

Spykiller
Nella sua ultima missione a New York ha quasi perso la vita ed è stato costretto ad uccidere Soroush, un suo compagno, affinché questi non cadesse in mani nemiche e non venisse torturato per rivelare informazioni preziose. Lui è Will Cochrane. Ha perso il padre quando era bambino e la madre è stata uccisa davanti ai suoi occhi quando aveva diciassette anni. È una vera e propria macchina da guerra programmata per uccidere. Solo pochi conoscono la sua vera identità mentre in molti conoscono solo il suo famigerato nome in codice: Spartan, professione agente segreto del Secret Intelligence Service, i servizi segreti britannici che tutti conoscono come M-16. Dopo aver recuperato le forze, Will viene contattato dal suo controllore Alistair per una nuova, delicata missione organizzata congiuntamente dall’M-16 e dalla CIA: deve impedire un grosso attentato terroristico organizzato da un iraniano ritenuto l’uomo più potente e pericoloso del Medio Oriente. Letale, cattivo, nascosto, si conosce solo il suo nome in codice: Megiddo. Will ha solo una traccia da cui partire. Una donna, Lana Beseisu, una giornalista che in passato ha collaborato con il terrorista ed è stata la sua amante. La caccia all’uomo può avere inizio ma sembra che Megiddo sia sempre un passo avanti.  Per questo motivo Will Cochrane, nome in codice Spartan, deve stare attento: molti pericoli sono in agguato. Di ogni tipo...
«Quando lavoravo come spia, operavo sotto falsa identità, spesso per anni. Per questo ho scelto di scrivere con il mio vero nome, perché qualcosa del mio lavoro fosse legato alla mia vera identità. Della mia vecchia vita rimpiango soprattutto gli agenti sotto copertura che lavoravano per me. Abbiamo pianto e riso insieme, condiviso momenti terribili, ma non era mai Matthew Dunn che parlava, anche se le emozioni erano vere. Rimpiango questo più di ogni altra cosa»: con queste parole Matthew Dunn, scrittore esordiente ed ex agente segreto, ha risposto ad una recente intervista di Jeffery Deaver. Parole che da sole introducono l’il romanzo d’esordio di Dunn e ne delineano lo spettro d’azione: Spykiller altro che non è se non un ottimo romanzo di spionaggio molto apprezzato da mostri sacri quali lo stesso Deaver e Lee Child, il quale ha salutato questo esordio con entusiasmo. Pur basandosi su schemi ormai consolidati ˗ il quasi invincibile agente segreto dal passato difficile e lo squilibrato islamista di turno ˗ Spykiller spicca per diversi motivi: prima di tutto, essendo stato scritto da un ex spia, mostra descrizioni dettagliate dei meccanismi dello spionaggio e del controspionaggio; in secondo luogo, e non è poco, è un romanzo che diverte, appassiona, coinvolge, perché è semplicemente scritto bene, con un giusto dosaggio di introspezione dei personaggi ˗ difficile da trovare nel genere dello spionaggio ˗ e di azione, con un ritmo serratissimo che non concede pause al lettore, costretto a stare in apnea davanti ai numerosi colpi di scena che si susseguono nel plot. Per questo motivo, Spykiller rappresenta una lettura obbligata per chi è cresciuto a pane e le Carré, ma anche per chi ha voglia di immergersi in un nuovo modo di intendere la letteratura di spionaggio. 

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