Stalingrado

Stalingrado

Oltre un milione di perdite fra caduti e dispersi, circa quattrocentomila prigionieri (fra cui cinquantamila soldati italiani), oltre mille carri armati e più di seicento aerei impiegati. Sono solo alcuni numeri di quella che non a torto è considerata dallo storico Giannuli la battaglia “più importante di tutta la Seconda Guerra Mondiale”. I combattimenti nell’area di Stalingrado si svolsero dall’estate del 1942 fino al febbraio del 1943 e videro impegnato un contingente composto da forze militari tedesche, italiane, rumene e ungheresi contrapposto all’Armata Rossa. Un’intera armata dell’esercito tedesco, la sesta, completamente accerchiata e annientata da un lento e logorante assedio. A Stalingrado si arena la folgorante avanzata germanica in Europa, i sogni di rapida conquista si infrangono contro una resistenza imprevista. Da Stalingrado inizia l’avanzata inarrestabile delle truppe sovietiche di Stalin che si fermerà solo alla soglia della Cancelleria hitleriana, nel cuore di Berlino...

Formatosi nella prestigiosa Royal Military Academy di Sandhurst, Sir Antony Beevor ha condotto una buona carriera militare negli anni Sessanta, arrivando al grado di tenente prima del definitivo congedo nel 1970. Questa competenza diretta delle questioni militari, unita all’influenza di un altro grande storico britannico (John Keegan, professore di storia militare all’accademia di SandHurst), gli ha permesso di inquadrare il fenomeno storico della seconda guerra mondiale sotto una prospettiva del tutto nuova. Il saggio in questione, pubblicato per la prima volta nel 1998 a seguito di un lungo e intenso periodo passato a raccogliere e studiare vari documenti, ne è un chiaro esempio. La storia della battaglia di Stalingrado, infatti, viene raccontata partendo da due prospettive distinte: Beevor intreccia la folta documentazione proveniente dalle lettere dei soldati al fronte e dei civili coinvolti, i sentimenti e le sensazioni delle testimonianze dirette, con i documenti provenienti dagli uffici delle alte sfere (ministeri, alti comandi, rapporti desecretati di ufficiali e diplomatici). La visione che viene offerta al lettore, così, è multidimensionale: da una parte la ricostruzione minuziosa del contesto storico-politico che ha prodotto gli eventi dell’assedio alla città di Stalingrado, dall’altra l’effetto che tale contesto ha avuto presso i soldati al fronte e la popolazione civile che ha subito l’esperienza sulla propria pelle. Una ricostruzione a trecentosessanta gradi, insomma, che non esamina ogni singolo aspetto e non tace dei crimini perpetrati durante la lunga battaglia. Beevor, infatti, si guarda bene dal sorvolare su “peccatucci” dei perdenti ma, soprattutto, dei vincitori. Non a caso, le opere di Beevor hanno subito censure e ostracismo in Russia risultando scomode alla classica impostazione della narrazione storica russa. Ma chi ha detto che la verità storica debba necessariamente essere comoda per il potere?



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER