Stella mattutina

Stella mattutina
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Ottocento. La piccola Dinin vive la sua giovane esistenza nella portineria nella quale sua nonna è unica custode. In quel palazzo di ricchi signori lei, ad appena sette anni, scatta agilmente ogni volta che sente avvicinarsi una carrozza, per aprire il cancello. Sa di essere distante dal mondo lussuoso di cui fanno parte quei nobili, ma è contenta di quel poco che ha. Sua nonna Peppina è stata pur sempre la governante di una delle cantante liriche più importanti al mondo e i suoi ricordi, così come i pochi oggetti rimasti, compongono una dote preziosissima. Dinin sa che vuole studiare, diventare una maestra, emanciparsi. Perciò inizia a leggere, istruirsi, assorbire quanta cultura possibile per liberare sé stessa dallo quel giogo pesante che schiaccia sua madre, costretta a lavorare in fabbrica come tante dopo la morte prematura di suo marito. Non vuole ritrovarsi per una misera paga in quel luogo grigio, fumoso, in cui il ritmo del respiro viene scandito dai suono inumano dei macchinari. Fin da piccola, carpendo le chiacchiere del mercato o le lamentele degli operai, sa che il denaro può essere fonte di ingiustizia. La loro stessa famiglia è stata divisa a causa di quella povertà che sembra non voler lasciare l’aria delle camere in cui dormono. Suo fratello Nani è stato affidato alle cure di uno zio brontolone per consentirgli di continuare negli studi. Quel bel ragazzo dai lineamenti fini, che con difficoltà riesce a considerare suo consanguineo, però, non ha le sue stesse inclinazioni al sapere, si applica poco e preferisce la vita da bohemien, alle versioni di latino preferisce l’amore della figlia della fruttivendola…

Ada Negri è una delle voci poetiche più importanti della letteratura italiana, tanto che venne più volte nominata al Premio Nobel. Le sue vicende personali e professionali negli ultimi anni della sua vita sono legate al regime fascista, a cui aderì senza particolari rimpianti. Forse quest’appartenenza ha costretto il nome della poetessa lodigiana ad un oblio che non meritava. Stella mattutina è a tutti gli effetti un’autobiografia, in cui la Negri racconta le difficoltà che non l’hanno abbandonata nell’infanzia, ma anche la tenacia che l’ha portata a diventare insegnante elementare. I suoi ricordi affondano nello stile poetico che la contraddistingue. Molte delle sue descrizioni sono a tutti gli effetti versi che contribuiscono a rendere elevata un’esperienza di vita altrimenti difficile. Le vicende di Dinin sono quelle di Ada, che non riesce neanche a scorgere bene i suoi lineamenti perché lo specchio in cui si guarda è vecchio e macchiato. Sono gli anni in cui si inizia a delineare una consapevolezza operaia che porterà in un futuro neanche troppo lontano a quelle lotte di classe che scuoteranno l’Italia. Sono gli anni in cui una donna ha un potere politico o familiare quasi pari allo zero. Ada Negri riesce a testa alta a raggiungere un’emancipazione che la faranno entrare di diritto nei salotti letterari più importanti. Il suo racconto in prima persona è spezzato solo dalle storie di due donne, Augusta e Teodosia, che sua madre amava narrarle e in cui viene rappresentata egregiamente la “materia umana”.



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