Stirpe di navigatori

Isola di Réunion, luglio 1730. Nella piazza del capoluogo Saint-Denis il sole tropicale è causa di un caldo torrido. Eppure nessuno di tutti coloro che sono assiepati lì mostra un minimo cenno di sofferenza. Sono tutti in attesa, perché lì, in quel luogo, si erge il patibolo. È quando tutti volgono le teste verso l’unica via d’accesso alla piazza, in mezzo al brusio, che si vede il carretto con il condannato, Olivier Levasseur, detto “La Poiana”. Contro di lui si avventa un omone grande e grosso che lo maledice e non senza soddisfazione lo apostrofa con un “Adesso sembri davvero una poiana in gabbia!”. Ma il pirata Levasseur è prontissimo a dargli del vigliacco, perché se non fosse chiuso lì dentro, non avrebbe mai trovato il coraggio... Miami, gennaio 2020. Matt Under, settanta anni, è uno dei migliori chitarristi del mondo. Sta uscendo soddisfatto da un’emittente radiofonica in Ocean Drive, dopo aver risposto a una serie di domande rivoltegli da un intervistatore e dopo aver interpretato alla grande il suo cavallo di battaglia, Rumours, successo che risale niente meno che a Woodstock, nell’agosto del 1969. È accompagnato come sempre dalla sua guarda del corpo, Giorgio, che da tempo si occupa della sua sicurezza e a cui affida la sua Fender Stratocaster per riporla nel bagagliaio della Mercedes nera che li attende al parcheggio privato dell’emittente radiofonica. Matt prova a leggere nel pensiero di quello che ormai è diventato un suo amico e non va troppo distante da quello che in effetti Giorgio sta pensando. “Anche tu sei cambiato - aggiunge - Non hai più l’aria di un sicario di Cosa Nostra”...

Marco Buticchi continua ad allungare la serie di avventure che fa vivere alla coppia Sara Terracini-Oswald Breil. La “stirpe di navigatori” questa volta riguarda più lei che lui e l’avvincente storia che li vede protagonisti si perde tra il Portogallo, l’America e il Congo (nazione, si legge, tra le più estese, solcata da uno dei fiumi più lunghi del pianeta e che, con ogni probabilità, ha dato origine all’umanità stessa, proprio in quelle foreste al centro dell’Africa. Di certo derivano da questo Paese gli antenati della bella ricercatrice). Si passa dai negrieri del 1600 e dalle avventure di un pirata e dal terremoto di Lisbona, alla Kinshasa degli Anni Sessanta, con il nome della capitale (e non solo quello) cambiato dal dittatore Mobutu che rinominò il suo paese Zaire e non solo, ma si regalò dal suo Joseph-Désiré Mobutu anche un nuovo nome “Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanda” ovvero “Mobutu, il guerriero che va di vittoria in vittoria, senza che mai nessuno possa fermarlo”... Come sempre c’è un unico comun denominatore nella storia, un tesoro, ma anche il lavoro di ricerca e di traduzione di Sara Terracini che però, questa volta, si perde dietro a una storia per lei importantissima perché la riguarda direttamente e le fa ritrovare due inimmaginabili cugini (uno presidente di Stato e l’altro affermata rockstar) e tutto questo proprio mentre si trova in crociera sul bellissimo yacht Williamsburg con il marito che ovviamente la reclama vedendola così impegnata, ma al tempo stesso vuole sapere e condividere, non lesinandole aiuti fondamentali. Sì, è tornata la coppia più avventurosa della letteratura italiana e ancora una volta è protagonista di un nuovo intrigo, ben imbastito dal suo autore. Non mancano i colpi di scena, le storie d’amore, i tradimenti, gli agguati e una sorpresa dietro ogni pagina, al punto che arrivare alla fine della appassionante lettura significa scendere da una giostra di emozioni. Perché l’avventura, sempre ben documentata e legata a fatti realmente accaduti, è servita!

 


 

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