Storia dei draghi

Storia dei draghi

Hanno da sempre popolato i nostri miti e leggende, hanno da sempre animato l’immaginario collettivo di tutte le culture. Da occidente a oriente, i draghi sono sempre stati descritti come creature dai tratti serpentini o, comunque, affini ai rettili. Esseri, dunque, che incutono paura e rispetto. A volte considerati come esseri malefici, spesso portano morte e distruzione, altre volte (soprattutto nelle culture orientali) chiamati a rappresentare la sapienza antica e portatori di fortuna e bontà. Così calati nel nostro immaginario da spingerci a usare l’appellativo di “drago” per diverse specie di sauri, come il drago di Komodo, il drago barbuto, il drago d’acqua, il drago volante e il drago marino comune. Dalle prime rappresentazioni nelle caverne, risalenti alle prime comunità umane, ai miti dell’antica Grecia e oltre, la figura del drago è molto ricorrente. Chi di noi, tuttavia, conosce l’origine di un simile mito? Come nasce l’etimologia del termine “drago”? Quali sono le ipotesi più fondate sulla nascita di questa figura così diffusa e popolare? Soprattutto, come si è evoluta nei vari secoli? Come viene declinata dalle varie culture fra oriente e occidente?

Scrivere la storia di una figura mitica così importante e diffusa nelle mitologie di tutti i popoli di questo pianeta, dai miti dei nativi americani all’antica cultura cinese passando per l’antica Grecia e le leggende dei popoli nord europei, è un compito molto complesso. Martin Arnold, del resto, non è nuovo a sfide del genere. Non a caso è un vero esperto di miti medievali e si occupa di questi argomenti fin dalla sua tesi di dottorato, conseguita nel 1996 alla University of Leeds. Già autore di saggi di notevole successo (The Vikings. Culture and Conquest del 2006 e soprattutto Thor: Mith to Marvel del 2016) e attuale senior lecturer di Letteratura inglese presso la University of Hull, Arnold è stato anche curatore della prestigiosa rivista “Studies in Medievalism”. L’approccio alla materia, dunque, è sobrio e scevro da inutili concessioni al sensazionalismo. La figura del drago viene trattata a trecentosessanta gradi, ma sempre all’interno di un rigoroso contesto letterario. Le tradizioni popolari vengono esaminate sempre sulla base della produzione letteraria, dai poemi epici alle saghe popolari della letteratura fantastica, che le rappresentano. L’indagine, insomma, è volta a far emergere le caratteristiche fondamentali dell’immaginario comune. Dietro la figura iconica del drago si cela un vero e proprio universo di rappresentazioni che sono intrinsecamente legate alle radici più profonde della nostra fantasia. Attraverso la figura del drago siamo quasi in grado di mappare una serie di caratteristiche profondamente radicate nella natura umana: la paura dell’ignoto, la ricerca del potere, il controllo sulla natura, l’esigenza di conoscere. Analizzando i miti e le figure letterarie che li rappresentano, otteniamo un caleidoscopio di sfumature umane: dalla letteratura fantastica si può avere un accesso diretto alla natura degli istinti umani, perfino a quelli ormai codificati nel nostro codice genetico.



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