Storia del nuovo cognome

Storia del nuovo cognome
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Raffaella (detta Lina o Lila) ed Elena (detta Lenù o Lenuccia) sono amiche inseparabili. La storia parte dal matrimonio di Lila con il rude Stefano, proprietario di una salumeria e legato alla criminalità del rione napoletano dove i due vivono. Egli perde ben presto, da marito, la dolcezza che aveva dimostrato da fidanzato e infrange i sogni di Lila, ma di riflesso anche quelli di Lenù, che sin da bambine “...quando ci innamoravamo, per prima cosa provavamo a vedere come suonava il nostro nome associato al cognome dell’amato”. Il legame tra le due donne viene da lontano, e trae le sue radici profonde in quel racconto, “Fata blu”, che Lila ha scritto da bambina con l’appoggio di Lenù quando erano ancora compagne di scuola alle elementari. Da quell’episodio il loro destino si divarica. La maestra non coglie, o non vuole cogliere, la straordinaria originalità del racconto, darà a Lenù il supporto per convincere i genitori a proseguire gli studi e non sosterrà invece Lila, straordinaria nella sua precocità di scrittrice, che sarà costretta ad interrompere la sua promettente carriera letteraria e, con essa, anche i suoi studi. La crisi del matrimonio di Lila rafforza il rapporto tra le due ragazze, anche se rende le loro vite tanto diverse. La figura di Nino, un giovane affascinante e colto, di cui si innamora Lenù cambia il corso della loro amicizia e contestualmente la vita di Lila. In una strana vacanza ad Ischia avvengono alcuni episodi che segnano il destino delle due protagoniste e del loro strampalato rapporto. Lila passa dalla gestione della salumeria rionale del marito a “prima donna” nell’elegante negozio della potente famiglia Solara al centro di Napoli. Grazie al suo straordinario fascino seduttivo, si rivela un’abilissima venditrice di calzature prodotte dal fratello e dal padre, ma frutto del suo incredibile talento artistico. Lenù, invece, continua ostinatamente gli studi, nonostante le difficoltà economiche, senza il minimo sostegno da parte della famiglia. Non rinuncia alla sua passione per la lettura ed è disposta a partire, a lasciare tutto per continuare il percorso intrapreso. La sua vita cambierà profondamente e sarà proiettata in un mondo tanto lontano dall’asfittico ambiente popolare partenopeo dove è cresciuta…

Null’altro si può raccontare della trama senza privare il lettore del piacere della dolce e tormentata attesa alla scoperta degli esiti delle vicende dei tanti personaggi costruiti con maestria dall’autrice. L’amicizia è un legame potente che riesce mirabilmente a compendiare, in un’inestricabile groviglio, amore e rivalità, felicità e rancore, ricordi e oblio. Storia del nuovo cognome è soprattutto il dispiegarsi di un’incredibile avventura, un’amicizia che dura una vita. Ma c’è tanto altro dentro la cornice di un ben riuscito romanzo popolare, che si eleva tanto spesso, nello stile e nell’incedere, ad epopea familiare. Lila è dotata di un fascino ammaliante, di una naturale genialità, ma anche di un’incostanza e cattiveria che ne fanno un carattere impossibile (“la forza di seduzione che Lila spandeva intorno fin da piccola” e ancora “qualunque cosa si fosse messa addosso, la sua bellezza sarebbe esplosa come una stella e ciascuno si sarebbe affannato ad afferrarne un frammento”). Lenù è di una bellezza pacifica; timida e perseverante, è in grado di sorprendere sempre per le sue inaspettate capacità e doti culturali. Il secondo romanzo della serie prosegue nel racconto di questa amicizia che spesso, nel bene e nel male, travalica i suoi confini per diventare stringente quanto l’amore o scialba come una semplice conoscenza. L’andamento carsico del rapporto è proprio frutto della sua straordinaria intensità. Come se le due amiche avessero bisogno di allentare periodicamente il loro legame per evitare di esserne schiacciate, di rimanere soffocate da un abbraccio mortale. Sullo sfondo si muove una dialettica tra la piccola borghesia e la classe sociale più popolare che si articola e prende forma nella vita del rione dove le due amiche sono nate. Emerge il rancore di classe, ma anche la ricerca affannosa di un nuovo equilibrio che possa segnare un’evoluzione del contesto sociale verso una nuova integrazione. In questo quadro, l’università e la maternità separeranno i percorsi delle due amiche ma manterranno inalterata l’assurdità e l’intensità del loro legame. Il mistero che avvolge l’autrice, di cui non si conosce la vera identità (taluni mettono in discussione che si tratti veramente di una donna) viene amplificato dallo stile narrativo, che spesso manifesta una spiazzante ambivalenza. In alcuni passaggi, sembra prevalere una natura maschile dell’autore, laddove si palesa un equilibrio razionale che si traduce in magistrale potenza descrittiva; in altri, lo stile esprime tenerezza e un’intensa carica emotiva, che fanno risuonare le corde decisamente femminili dell’autrice, abile nel sondare e descrivere anche le più tenui sfumature dell’animo umano. Un romanzo mai banale che ci lascia storditi perché ci interroga dal profondo sul senso vero dell’amicizia, dell’invidia, del coraggio, della codardia e dell’amore, e sembra suggerirci che ciò che desideriamo davvero si rivela a noi in ciò che è inaspettato (“Forse dovrei dirle che le cose prive di senso sono quelle più belle”).



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