Storia del progetto politico alternativo dal MSI ad AN (1946-2009) - Vol.1

Storia del progetto politico alternativo, dal MSI ad AN (1946-2009). Vol. I La costruzione dell’identità (1946-1969)

Con la fondazione del Movimento Sociale Italiano, il 3 dicembre 1946, “cessa il neofascismo come ideologia e rivendicazione politica”. Non è però certo questa l’immagine storica che si ha del partito fondato tra gli altri da Giorgio Almirante, Pino Romualdi e Arturo Michelini. Colpa dello sguardo “schierato” di storici e analisti, ma colpa anche di tanti ex fascisti che dall’interno hanno pensato di riproporre modelli del passato. Eppure “lo scopo per la dirigenza missina non fu affatto, e ciò fin dall’inizio, quello di accontentare dei reduci nostalgici e inconcludenti, né tantomeno di riportare in vita il fascismo di Mussolini”. Ma qual è stata allora esattamente l’ideologia del MSI, proseguita poi nel MSI-DN e anche in AN, “malgrado il progressivo depotenziamento dottrinale e strutturale posto in atto dopo il Congresso di Fiuggi del 1995”? L’asse portante di tutte e tre le incarnazioni di questo movimento è stato il corporativismo: si tratta di un’ideologia di destra o di sinistra? Cosa diceva esattamente al riguardo lo statuto del movimento? Cosa si deliberò durante il I Congresso del MSI, nel 1948, e nei successivi? Quali furono i principi del sindacalismo della CISNAL? Quali le proposte di legge per la partecipazione dei lavoratori nell’impresa? Quale fu il ruolo di Diano Brocchi, segretario generale della CISNAL e direttore della “Rivista di Studi Corporativi” dal 1971 al 1974? Che posizione aveva esattamente il MSI riguardo al tema dell’unità europea? Qual era il pensiero di Ugo Spirito, ideologo del corporativismo?

“Quest’opera vuol essere per grandi linee la storia delle idee, dei programmi e del progetto politico espressi sia da coloro che diedero vita sul piano politico al MSI e sul piano sindacale alla CISNAL, sia di quanti altri proseguirono il cammino con rinnovate proposte sotto le sigle del MSI-DN, di AN e dell’UGL”, scrive nell’introduzione l’ex deputato ed ex docente universitario di Politica economica, Economia dello Sviluppo e Sociologia Economica Gaetano Rasi, che ha militato nel Movimento Sociale Italiano fin dalla fondazione, ricoprendo nel partito importanti ruoli direttivi in più momenti. Rasi ha fondato nel 1981 la Fondazione Ugo Spirito per gli studi filosofici, giuridici ed economici, della quale oggi è Presidente emerito e dal 1970 al 1992 ha diretto l’Istituto di Studi Corporativi (ISC), ed è questa forse l’esperienza che più pesa nell’approccio di Rasi a questa storia ideologica e filosofica del MSI, che – soprattutto in questo primo volume, che copre il periodo dal 1946 al 1969 – è imperniato sul concetto di corporativismo. Corporativismo costituzionale che prevede ai vertici dello Stato una rappresentanza politica espressa democraticamente dall’interno dei corpi sociali, partiti e categorie, corporativismo che porta con sé il superamento dell’antinomia tra capitale e lavoro postulando la partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati economici dell’impresa. Rasi attacca gli avversari politici definendo quella del MSI delle origini una ideologia negata: “(...) negata perché considerata inattuale da coloro che ritengono che i partiti oggi non debbano fare riferimento ad una ideologia impegnativa, ossia ad un sistema di valori cui ispirarsi né ad un progetto politico da proporre; negata perché (...) combattuta dagli avversari che la considerano alternativa (e quindi sostitutiva) al loro regime”, ma anche la classe dirigente del suo partito dagli anni Ottanta in poi, responsabile a suo dire di un’operazione sconcertante, portata avanti da chi “desiderava che la storicizzazione del MSI e del MSI-DN avvenisse sulla base della deformante pubblicistica avversaria e non su quella genuina fondata sulla documentazione originaria delle intenzioni e dell’azione effettive di chi operò”.



 

 

 

 
 
 
 

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