Storia dell’anima

Storia dell’anima
Le parole psyché (ψυχή) e sôma (σομα) dal V secolo in poi in Grecia, e quindi in tutto l’Occidente, indicano rispettivamente anima e corpo, sostanzialmente nel significato che noi vi attribuiamo. Da un punto di vista filologico è interessante sapere che prima di questo momento non era affatto così e che in Omero in due termini avevano altro significato:”Omero con la parola sôma indica solamente il corpo esanime, il cadavere, la salma, mai il corpo vivente nel suo complesso”; per farlo usa altri termini che indicano diversi aspetti ovvero le membra, la pelle, la statura. “Platone per primo giunge alla denominazione unitaria del corpo” ma “il corpo è pur sempre la tomba dell’anima, il luogo dove, per il momento, essa è sepolta (Cratilo)”. Platone, insomma, pensa in termini unitari ma intende il cadavere, pensa alle membra ridotte a cose.“Per Omero non c’è un’anima dietro il corpo. L’anima è l’occhio che vede, l’orecchio che sente, il cuore che batte. La parola psyché, quando ricorre, è utilizzata, come già sôma, solo in riferimento al cadavere o al corpo che sta per diventare cadavere. Si dice allora che la psyché abbandona l’uomo quando sviene, quando muore, uscendo con l’ultimo respiro dalla bocca o anche dalle ferite del corpo, per andarsene nell’Ade dove è ospitata come vana ombra, in uno stato di insopportabile malinconia”…

Come spiega nella breve introduzione Umberto Galimberti, professore di Filosofia e Antropologia Culturale, “anima” è una strana parola che è tanto, forse tutto , cui “non corrisponde assolutamente nulla”. Eppure l’uomo si è interrogato a lungo su questo strano nulla così fondamentale e lo stesso Galimberti vi ha dedicato nel tempo numerosi saggi. In questo testo ha raccolto e rielaborato le pagine più significative per farne un saggio di più agile fruizione. Anche se soltanto dal punto di vista della corposità, perché si tratta comunque di una lettura difficile che richiede una attenzione continua ad ogni singola parola e – possibilmente – una certa consuetudine col linguaggio più squisitamente filosofico per seguire il rapido argomentare del professore e comprendere a fondo le frequenti citazioni. Tuttavia ogni sforzo è compensato abbondantemente dal piacere che questa lettura complessa regala. A cominciare, ad esempio, dalla spiegazione del come il dualismo anima/corpo che ha condizionato l’intera cultura occidentale non sia nato, come si pensa comunemente, nella tradizione giudaico-cristiana ma ben prima, nella cultura greca. Dalla sua nascita alla sua strutturazione e ancora oltre il concetto di anima si fa sempre più complesso e ancora oggi non si è smesso di dibatterne. E dunque, se anche voi siete affascinati da questa speculazione puramente filosofica che però rivela interessanti risvolti culturali e può forse anche avere ricadute sulla percezione del sé, cimentatevi con questa lettura. Leggere Galimberti può essere impegnativo, ma è senz’altro interessante.



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