Storia della bambina che volle fermare il tempo

Storia della bambina che volle fermare il tempo
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Per strada, di notte, viene ritrovata una ragazza. Sostiene di avere quattordici anni, ma non conosce il suo nome e l’unica cosa che ha con sé è un secchio vuoto. Grande e grossa, con un corpo sgraziato e una faccia tutta chiazzata, la ragazzina viene portata in un istituto, un complesso di edifici costruiti su un grande parco lì dove la periferia confina con la foresta. Dormitori con stanze da letto sempre in ordine, vestiti usati ma puliti e armadietti mai chiusi a chiave: un posto dove imparare a lavorare sodo perché è questo che la vita vuole. La ragazzina ascolta le lezioni senza trattenere niente di quello che viene detto e quando finalmente parla per la prima volta le sue risposte sono così ingenuamente sbagliate che non vi si può nemmeno scorgere provocazione o indolenza, quasi che l’incapacità di imparare sia così radicata in lei da scoraggiare qualsiasi tentativo di scalfire la sua indifferenza. Estranea come Gulliver in mezzo ai lillipuziani, la ragazzina accetta ben volentieri le regole dell’istituto così come ben volentieri sembra accettare l’indifferenza e le derisioni dei compagni. Si bea della profonda quiete che tocca a chi occupa l’ultimo posto della gerarchia sociale, una posizione che non costa nessuno sforzo se non quello di farsi schernire placidamente…
Storia della bambina che volle fermare il tempo è il romanzo d’esordio della scrittrice berlinese Jenny Erpenbeck, già arrivata in Italia con il suo altro romanzo Di passaggio (sempre per Zandonai). Un romanzo breve questo (poco più di novanta pagine), che assume la forma del giallo e della favola insieme: una favola nera e disturbante ovviamente, perché la domanda che accompagna i lettori è “Cosa può mai accadere a una ragazzina per farle dimenticare tutto di sé, perfino il proprio nome?”. La risposta non arriva dalla trama, poiché nulla di eclatante accade per tutto il romanzo, ma attraverso la scoperta del sadismo che nasce dall’indifferenza e che cresce nella placida indifferenza dei deboli. La verità prende forma come un puzzle attraverso i piccoli episodi di malevolenza e di sopraffazione (e di auto-sopraffazione) raccontanti con il distacco di un’analisi clinica o di un diario di bordo, una narrazione che va ad amplificare ancora di più la solitudine e il silenzio della ragazza. La Erpenbeck è riuscita nel difficile compito di scrivere una storia spaventosa ma delicata e raffinata, che non cade negli eccessi e che cresce per svelarsi lentamente fino a un finale che una volta tanto è davvero inaspettato. La felicità accompagna sempre la scoperta di una scrittrice di indubbio talento, e quindi non possiamo non dirci felici.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER