Storia della mia ansia

Storia della mia ansia
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Quando si ammala di tumore al seno, Lea Vincre ha quarantanove anni, tre figli, un matrimonio complicato di cui non può fare a meno e un mestiere di scrittrice in mano. Improvvisamente, la sua vita subisce una brusca virata: viene operata d’urgenza, “ghiandola sentinella presa, ascella dissezionata, linfonodi tolti” con la prospettiva di quattro cicli di chemioterapia lunghi e debilitanti. Lea si sente prigioniera, minacciata da un nemico che la priva di ogni certezza e la immerge in “una sofferenza avvilente e schifosa” in cui fatica a stare e che non ha gli strumenti per fronteggiare. Proprio durante la chemioterapia, in ospedale, conosce Luca, un giovane insegnante di circa trent’anni, anche lui malato di cancro, con cui entra subito in sintonia. Saranno i gusti letterari simili, sarà la condizione di fragilità in cui entrambi versano, tra loro si crea subito un’intesa spirituale e fisica. Luca si innamora di Lea, ma la donna, sebbene attratta dal ragazzo, cerca di resistere alle sue provocazioni. L’impresa non è semplice, le cose con Shlomo, suo marito, sempre più chiuso in se stesso e poco incline a capire i meccanismi di difesa di Lea, si fanno difficili, i figli, ormai grandi, restano una sponda ma non alleviano il senso di smarrimento. Passano quattro mesi, Lea perde i capelli, ha un seno nuovo, comincia a porsi tante domande sull’amore, sul futuro e su quello che vuole fare della sua vita. Nella fatica che accompagna i suoi giorni più bui, arriverà a nuove consapevolezze e a scoprire che la chiave per guarire è cominciare a prendersi cura di sé e ricominciare il viaggio guardando al domani senza paure…

Della sua recente malattia Daria Bignardi non ha mai fatto un mistero, un momento difficile che l’ha portata a scelte importanti in ambito lavorativo, consentendole un percorso emotivo di crescita da cui è nato questo libro. Sin da piccola vittima dell’ansia di sua madre, come la protagonista, la stessa Bignardi dichiara di essere stata condizionata dalla malattia della genitrice ma di aver imparato a riconoscere le proprie inquietudini e a domarle anche attraverso la scrittura. Indubbiamente questo suo sesto romanzo resta il più impegnativo, c’è molto di autobiografico ma anche l’abilità di rendere eventi personali essenzialmente lo strumento per veicolare il racconto su binari del tutto autonomi. La stessa autrice chiarisce che “non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore. E' una storia d'amore e sul rapporto tra l’amore e l'ansia. Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa”. Sin dalle prime pagine, Lea Vincre finisce per incarnare l’esperienza universale di tante donne che si ammalano e soffrono, delle loro paure, della fragilità e dell'impotenza che le tengono prigioniere. Lea smarrisce ogni presunta certezza, non ha più la forza di combattere, di credere, di soffrire. Sono i medici per primi a non offrirle nessuna sicurezza: “non sanno se la chemioterapia servirà. Non sanno se e quando mi ammalerò ancora. Vanno avanti per protocolli e statistiche”. Eppure in quel buco nero che è la verità che la sovrasta, Lea inizia a prendersi cura di sé, ad ascoltare il proprio corpo, le proprie emozioni, a veicolare la confusione legittima di un cammino che sente appartenerle sempre meno. Ama Shlomo ma smette di tollerare le sue intemperanze, si sente sola, a tratti abbandonata da un uomo che “disprezza i sentimentalismi” ed è incapace di gestire il dolore degli altri. Eppure è proprio nel suo dover bastare a se stessa che Lea trova i mezzi per superare l’impasse della sofferenza, di un corpo che cambia, di un futuro incerto, aggrappato a variabili che non riesce più a controllare. Si rassegna in un atteggiamento che non ha nulla di eroico ma che fa della fierezza e della dignità gli strumenti per risalire la china e trovare nuove forme di consapevolezza. La malattia diventa “l’astronave che ci consente di vivere fuori dal tempo” in un microcosmo in cui tutto è apparentemente immobile ma in cui tutto continua a muoversi a dispetto di noi. Per questo, una volta persa “l’illusione di essere immortale, di essere giovane, di essere amata”, subentra la fame per la vita, il coraggio di affrontare un domani pieno di interrogativi in cui la libertà regala finalmente il senso finale dell’essere vivi. Lea smette di combattere contro se stessa, contro la sua ansia e la sua mania di perfezionismo, depone le armi in una battaglia, quella contro il cancro, che sembra la più difficile ma che è nulla in confronto a quella più lunga e cruenta contro i propri fantasmi. Ed è proprio dai bilanci di una guerra che non si può mai dire vinta fino alla fine che Lea impara a volersi bene, a perdonarsi gli errori del passato, ad amare, così semplicemente, riconoscendo in sé la migliore alleata per non smettere di guardare avanti.



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