Storia della notte

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Buenos Aires, fine anni Settanta. Richard – padre argentino e madre inglese – è un ragazzo timido e solitario, che passa pomeriggi interi a leggere rintanato in un angolo della casa. La madre avrebbe voluto frequentasse l’università, ma lui oltre la frequentazione di un misero laboratorio linguistico settimanale non è andato. Richard, che odia quando lo chiamano Ricardo, dà lezioni di inglese all’Istituto San Martín: tra i suoi allievi c’è Jorge, un ragazzo di cui si innamora quasi subito. Di lui ama “lo straordinario azzurro dei suoi occhi contro il bruno dei capelli e della carnagione”, “la lenta disinvoltura”, “la sua morbidezza”. Richard vive la sua omosessualità come un tormento segreto: alle volte è tentato di dichiararsi a Jorge, perché ha notato che non parla mai di ragazze come fa la maggior parte degli uomini, ma poi ha troppa paura per farlo. L’Argentina in quegli anni è sotto una dittatura militare: l’atmosfera è pesante, plumbea, Buenos Aires la sera è deserta e l’omosessualità è duramente repressa. Nonostante il pericolo, Richard ogni tanto vive qualche avventura sessuale. Cominciano tutte allo stesso modo: un’occhiata intensa scambiata con uno sconosciuto per la strada, “un voltarsi a guardarlo e poi aspettare” davanti a una vetrina, poi l’approccio con brevi frasi per capire se ha un posto dove andare e “incamminarsi come due cospiratori stretti dal desiderio”. Durante uno di questi incontri Richard viene in contatto con la brutalità dei suoi tempi: mentre è con un uomo sulla trentina conosciuto poco prima sente un forte rumore di motori proprio fuori dalla finestra della stanza in cui lo ha portato. Lui gli spiega – mentre guardano fuori dalla finestra senza smettere di fare l’amore – che si tratta di automobili utilizzate alla vicina centrale di polizia come gruppi elettrogeni per far funzionare i pungoli elettrici usati durante le torture ai dissidenti politici…

In questo romanzo del 1996, lo scrittore irlandese Colm Tóibín racconta almeno tre storie. Il tormentato romanzo di formazione di un giovane omosessuale nell’Argentina videlista che va verso il disastro della guerra delle Falkland; la sua metamorfosi da marginale “diverso” a pedina importante di una organizzazione diplomatica segreta statunitense; la sua battaglia contro l’AIDS. Solitudine, desaparecidos, tradimento, spionaggio, disperazione: tanti ingredienti ma al centro ci sono sempre le traumatiche, spesso drammatiche conseguenze dell’emergere delle emozioni troppo a lungo represse. Nasce in quel nucleo oscuro di passioni e desideri rigorosamente egoistici la quieta disinvoltura con cui il protagonista tradisce il suo primo amore e la memoria di sua madre. Come scrisse Alberto Rollo all’uscita del romanzo in Italia, nel 2000, “Alla interessante postulazione di una “notte civile” accostata e intrecciata a una “notte del desiderio”, si somma un buio ulteriore, quello dei sentimenti oscurati dalla malattia (e la malattia arriva, come l’aria della “nuova” democrazia, dagli Stati Uniti), come un effetto singolarmente straniante, come se il procedere per pannelli contigui cedesse alla priorità dell’ultimo sugli altri”. Tóibín sceglie di governare una materia tanto eterogenea e instabile con lo strumento di una prosa elegante, direi quasi sofisticata, una sorta di ibridazione tra Graham Greene e Peter Cameron, con più di una sfumatura mélo. E così dà vita a un libro bellissimo e irritante al tempo stesso.



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