Storia delle SS

Storia delle SS
8 novembre 1923. Adolf Hitler e i suoi hanno appena tentato un colpo di stato ispirato alla marcia su Roma, il Putsch, fallendo però miseramente. Catturato dalla polizia,  l'agitatore politico nazista rischia la pena capitale, ma una serie di complicità e simpatie verso il suo movimento diffuse nei gangli della società tedesca gli permettono di essere condannato a soli 5 anni di reclusione (ridotti poi a poco più di un anno), che sconta comodamente a Landsberg, scrivendo il suo “Mein kampf”. Nonostante la mitezza della pena, il partito nazionalsocialista sembra in pezzi: la leadership di Alfred Rosenberg si sta rivelando catastrofica, e si va avanti tra scissioni, liti e disastri elettorali. Una volta fuori di prigione, per prima cosa Hitler chiede a Ernst Röhm di trasformare le Sturmabteilung, le famigerate camicie brune - che durante il Putsch si erano rivelate un flop – ma poiché  il boss delle SA nicchia (cosa che pagherà molto cara di lì a poco), Hitler chiede a Julius Schreck di organizzare un nuovo reparto di guardie del corpo, fedele solo al leader nazista, senza ambiguità. Nascono le Schutzstaffeln, destinate a passare ala storia molti anni dopo come SS...
Adrian Weale è una insolita figura di giornalista specializzato in storia militare: ufficiale dell'Intelligence britannica, è stato addirittura nominato vicegovernatore della provincia di Dhi Qar, nell'Iraq meridionale, per supervisionare l'andamento delle elezioni di qualche anno fa. Il suo approccio alla storia delle SS è abbastanza innovativo, molto severo con le atrocità perpetrate dalle Schutzstaffeln ma anche attento a determinare i fatti e non a rincorrere i miti come invece spesso accade in molti saggi sul nazismo. Le atroci contraddizioni della figura di Heinrich Himmler, il brillante e amorale leader che prese un “gruppo di 280 picchiatori a tempo perso” nel gennaio 1929 e lo trasformò in un letale corpo d'élite intriso di mistica razzista destinato a rimanere in eterno nell'immaginario collettivo, emergono chiaramente dal saggio e anzi quasi si rispecchiano nella prosa di Weale, che pare un po' oscillare tra ammirazione e disprezzo per “il fedele Heinrich” e per la sua brillante carriera finita ingloriosamente nella paura, nel tradimento e con un suicidio. Nessuna ombra invece nella condanna della tragica vicenda delle leggi razziali e dell'Olocausto: agli orrori dei campi di sterminio è dedicata una buona metà del libro, la più terrificante.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER