Storia di Abra

Storia di Abra
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Abra Phillips ha tutto quello che apparentemente una donna può desiderare: due figli sani, una splendida casa, un marito affettuoso, molto tempo libero. Ma un bel giorno, senza dire niente a nessuno, Abra acquista un casolare isolato in campagna e si rifugia là, senza orologi né specchi, guidata soltanto dal ritmo della natura. Ai suoi familiari, sconcertati e disperati, non resta che cercare di dimenticarla, mese dopo mese, anno dopo anno...
Che colore ha la felicità? Quello delle assi di legno perfettamente squadrate e lucide, odorose di vernice fresca di una villetta signorile del centro, o quello di una carta da parati sbilenca con fiori che non combaciano di un casolare di campagna? Quello della neve che tutto nasconde e uccide nel suo gelido abbraccio o quello della torta che lievita e respira gentile nel forno di casa in attesa della prossima merenda? Lo sappiamo? Lo sapete? O piuttosto crediamo/credete di saperlo? E’ solo nevrosi, pazzia, quella che spinge una donna nel pieno degli anni a buttare a mare un matrimonio felice, una vita da benestante, due figli piccoli per una vita da eremita, con i calli alle mani, senza tv, senza libri o giornali, senza nemmeno il pensiero (e la schiavitù) del tempo e dell’immagine? Con questo splendido romanzo del 1978, vincitore del Canada Books Awards e del prestigioso Marian Engel Award, Joan Barefoot si diverte a fare a pezzi le nostre certezze socio-relazionali e a costruire sulle loro macerie un nuovo apparato di valori legato alla perdita del sé nei cicli naturali, nell’eterno ritorno delle stagioni, e al tempo stesso nella solipsistica affermazione del sé in un egoismo ascetico nella sua adamantina purezza. Il lettore fa però appena in tempo a costruirsi faticosamente nuovi riferimenti, a farsi un corredo di valori nuovo di zecca, che la Barefoot manda in crisi anche questo grazie all’espediente narrativo della visita della figlia di Abra al casolare sperduto nel bosco. Lì Katie obbliga la madre ad affrontare la realtà della scelta compiuta e delle conseguenze che se ne sono dipanate e l’accompagna in un ulteriore stagione della sua vita, l’uscita dal letargo. O il ritorno al letargo, a seconda dei punti di vista. Lo stile è teso, vibrante, lineare. Facile da leggere e difficile da dimenticare, Storia di Abra si candida a diventare il libro dell’anno con quasi trent’anni di ritardo.

 

 

 

 
 
 
 
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