Storia di cento occhi

Storia di cento occhi

“Realtà emergente nel ramo della sicurezza cerca volontari per un progetto di ricerca volto alla realizzazione di un sistema di monitoraggio capillare basato sull’integrazione uomo-macchina. Serietà, motivazione e assenza di familiari a carico costituiscono requisiti essenziali”. È a questo annuncio che la componente uomo dell’integrazione ha risposto, entrando così nell’Apparato di Ricezione e Gestione delle Ostilità. A.R.G.O. è un sistema di sorveglianza avanzato e sofisticatissimo che veglia sulla città, è in grado non solo di riconoscere i problemi in qualsiasi forma essi si presentino, sia che si tratti di un eccesso di velocità, di una buca nell’asfalto o di una sparatoria in un ufficio, ma sa anche segnalarli di volta in volta ai giusti risolutori. Il fatto che poi decida o meno di farlo, dipende da fattori esterni e non sempre coincidenti con la sua volontà. Infatti, in momenti delicati, con elezioni alle porte e un elettorato la cui percezione della sicurezza è a dir poco mercuriale, il fatto di poter individuare l’autore materiale di un crimine in tempo reale non sempre coincide col miglior interesse del progetto A.R.G.O. e dei suoi sviluppatori. La televisione, però, rimane l’alleato più prezioso per accelerare i tempi e forzare la mano alla realtà e ai politici. Programmi come Spotlight sono un mezzo perfetto per placare appetiti di un pubblico variegato e composito che spaziano dalle fantasie proibite delle casalinghe alle ubbie velleitarie degli annoiati che, dopo aver decretato il vincitore di un reality come Cala il Sipario, si accomodano in poltrona in attesa dell’esecuzione di Bambina, la star mediatica che ha invaso le loro giornate per tre anni ma che ora, come ogni stella che si rispetti, non brilla più…

Se dalle prime righe di Storia di cento occhi è forte la tentazione di accantonarlo, spinti da una fastidiosa sensazione di déjà-vu, nel volgere di pochissime pagine la trama si fa sorprendente, intrecciata e articolata e quello che tiene col fiato sospeso è la curiosità divorante di quale sia il rapporto che lega i molti narratori: un autore che scrive per compiacere un pubblico di una sola donna, la macchina A.R.G.O. e la sua interfaccia uomo, Stefano Selvini e gli altri militanti di Identità e Azione e le molte altre pedine più o meno consapevoli di un gioco in apparenza sofisticato e cervellotico, la cui trama in definitiva semplice e quasi primitiva, Stefano Tevini svela solo nelle ultime righe. Un racconto godibile e originale, uno stile fresco e atmosfere mai claustrofobiche sono il marchio di fabbrica di un autore perfettamente capace di coniugare i temi dell’inte(g)razione uomo macchina tanto cari alla fantascienza da sempre, a istanze molto più attuali ed originali come la coscienza sociale e individuale nel tempo dei social media.



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