Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca

Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca
Sophie Scholl è una ragazza non bellissima, dall’aspetto semplice ma ben curato. Ha occhi e capelli castani, una corporatura alta e proporzionata, un temperamento profondamente riflessivo. Il suo animo è attraversato da un sentimento di profondo rancore nei confronti della guerra, che non manca di esternare nelle missive che indirizza al fidanzato Frtiz Hartnagel, integerrimo ufficiale della Wermacht impegnato sul fronte russo. Nel maggio del 1942, a distanza di pochi giorni dal compimento della maggior età, giunge a Monaco per intraprendere gli studi universitari. Ad attenderla trova il fratello Hans, di venticinque anni, il di lui inseparabile amico Alex Schmorell, un mite fumatore di pipa disinvolto e ironico, che si esprime in un tedesco venato da sfumature russe e altri due studenti universitari, Christoph Probst e Willi Graf. Il gruppo, denominatosi La Rosa Bianca, di cui fa parte anche un insegnante di filosofia a nome Kurt Huber, ha deciso di passare da un’opposizione silenziosa ad una forma di contestazione più aperta nei confronti del Nazismo. Per risvegliare le menti intorpidite dalla propaganda di regime, stampano volantini da distribuire nell’ambiente accademico e intellettuale della città bavarese, raccontando gli orrori perpetrati nei confronti degli ebrei e le disfatte belliche. Il loro atteggiamento è sostenuto da una fervente quanto ingenua compenetrazione di passione civile e rabbia, che non può che condurli fino al patibolo…
L’eroica vicenda dei componenti della Rosa Bianca è stata tradizionalmente oggetto di una forma di sottovalutazione negli ambienti della storiografia, a causa della difformità di comportamento assunto dal gruppo studentesco tedesco, rispetto ad altre forme di resistenza altrimenti organizzate e politicamente più mature. A due anni di distanza dall’edizione originale, la casa editrice Lindau presenta anche nel nostro Paese questa importante opera, che nasce dalla collaborazione tra Annette Dumbmbach, di professione giornalista, e lo storico Jud Newborn. Si tratta di un’accurata ricostruzione storica, segno della somma di molte testimonianze raccolte tra parenti, amici e testimoni ancora in vita, e dell’analisi approfondita della numerosa documentazione raccolta, a partire dai volantini stessi e dai verbali degli interrogatori della Gestapo. Il testo costituisce, dunque, un contributo assai utile per aggiornare un giudizio storico ormai avvertito come riduttivo, assicurandosi di fatto una collocazione non trascurabile nel dibattito, mai definitivamente chiuso, sull’atteggiamento dei tedeschi durante il periodo del Nazionalsocialismo. Tuttavia tra le preoccupazioni che muovono la scrittura di entrambi gli autori, acquista priorità quella di unificare prospettiva storica e dimensione umana, per ricostruire con grande equilibrio interpretativo la vicenda di chi ha sacrificato la propria giovane vita in un contesto in cui molti, pur non condividendo, si tennero colpevolmente in disparte.

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