Storia di una serva

Storia di una serva
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1926. Luisa De la Cueva nasce a Malagita, sull’isola caraibica di San Pedro, tra piantagioni di canne da zucchero ed estati torride. È la figlia illegittima del proprietario della vivienda, e sua madre presta servizio alla tenuta come cameriera. Un padre inesistente, burbero e scostante. Una madre quasi surreale per la sua presenza sulfurea, incapace di prendersi cura di se stessa, ancora meno di sua figlia. Luisa passa quindi la sua infanzia tra le braccia della nonna Nana, curanderas del villaggio dai capelli argentei, anima saggia che lenisce le ferite dell’anima e cura i mali dello spirito. Quando suo padre decide di trasferire la famiglia a New York per sfuggire dalla rivoluzione e lasciarsi alle spalle la figura di una madre dispotica, Luisa subisce questa decisione senza potersi opporre. Sbarcata in America trascorrerà la vita tra squallidi appartamenti del barrio newyorkese e una ristrettezza economica perpetua. L’unica scelta consapevole che farà sarà quella di lavorare come cameriera per le famiglie 'bene' della upper class covando il sogno di poter tornare un giorno a Malagita, incarnazione di valori puri in netto contrasto con la rincorsa del sogno americano e l’individualismo spietato che avvolge ogni cosa. Neanche un figlio, avuto da una relazione poi fallimentare, sarà in grado di donarle una parvenza di serenità. Per quanto sia forse l’unica cosa positiva di una vita vissuta sempre a metà...
Paula Fox – scrittrice americana ottantenne, vissuta per anni a Cuba – scrive questo romanzo nel 1984 (ma è come se l’avesse terminato ieri) e viene oggi riconosciuta come una delle migliori voci della narrativa contemporanea. Regala al lettore la figura di una donna che diventa immortale e che ricorda i personaggi dei grandi romanzi di tutti i tempi, quelli che restano nel cuore di generazioni e generazioni di lettori. Luisa rappresenta la dignità: la sua condizione di donna immigrata, che pare a tratti lasciarsi vivere, non è mai patetica né lamentosa. È una donna che vive un percorso che non le appartiene, che non ha voluto, ma lo fa senza mai mancare di rispetto a se stessa, senza mai svendersi, neanche nei momenti più bui. Un fedele affresco dell’America di metà secolo scorso a raccontare il fenomeno dell’immigrazione alla ricerca di nuove radici, di un futuro migliore che tarda ad arrivare e che spesso è l’illusione più grande che si possa coltivare. Paula Fox dona un riscatto a Luisa, e lo fa con una prosa di inarrivabile spontaneità, una narrazione sensibile ed intimista, vera e tangibile, delicatamente compassionevole.

 

 

 

 
 
 
 
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