Storia umana e inumana

L’11 agosto del 1999 - giorno dell’ultima eclissi solare del secondo millennio - il protagonista, sprovvisto del biglietto, viene invitato da un austero controllore a scendere dal tram su cui stava viaggiando in compagnia delle figure rimpiante del padre, dell’amato fratello Nicola e del nonno, che culla il suo dormiveglia con la rievocazione del lungo elenco dei propri progenitori. Rimasto nuovamente solo, egli vaga immerso nel silenzio della città deserta, fino a quando non incontra sul suo percorso l’ombra evanescente di Simone Weil. La grande filosofa e scrittrice si offre di fargli da guida in un tragitto che lo vedrà ripercorrere tappe salienti della storia dell’umanità e in particolare del Novecento. Proiettato in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo, l’uomo incontra una nutrita schiera di profeti, grandi maestri del pensiero, personalità politiche, artisti e individui che nel bene e nel male hanno lasciato un’impronta di sé sulla terra: dal giovane Jan Palach, eroe della primavera del’68 a Praga, al martire buddista vietnamita Thich Quang Duc; da Che Guevara a Malcom X, da Martin Luther King a Nelson Mandela; da Karl Marx al camorrista di Gomorra Sandokan; da Luis Armstrong a Mia Martini…
Con il corposo romanzo Storia umana e inumana, Giorgio Pressburger ha ripreso a viaggiare Nella regione profonda e Nei boschi felici, che costituiscono le due parti in cui è articolato il volume e la seconda e terza di una trilogia avviata con la precedente opera Nel regno oscuro. In realtà egli non si sposta di molto, ma dilata il suo sguardo nello spazio e nel tempo, valicando gli infiniti meandri della sua mente. La sua fantasia corre a briglie sciolte su e giù lungo la storia, in un percorso intimo e irreale che finisce per comporre una sorta di moderna Divina Commedia. Simone Weil raccoglie il testimone da Sigmund Freud e assume nei due nuovi testi la guida che fu di Beatrice, conducendo il protagonista tra i fantasmi di un passato ora lontano ora più prossimo ai nostri tempi. In preda a una scrittura che modella in modo superbo la passione letteraria e teatrale, il piacere della sfida che la vicenda umana dei personaggi di volta in volta evocati pongono all’intelligenza critica del lettore, l’acuta sensibilità per una prosa mirabilmente poetica e intramezzata da reiterati spazi bianchi di sospensione, la solidarietà del disagio dinanzi alla complessità della vita, la malinconica mestizia della sconfitta dell’intelletto in un mondo chiuso nella propria perduta irreversibilità. Nella trama, tanto fitta di figure e di eventi da risultare a stento riassumibile, troviamo rimodernato il modello che rese grandiosa l’opera di Dante e l’intonazione sommessamente lirica di un narrare suggestivo, nel quale domina il problema della conoscenza:oscura e fatale come l’amore e la libertà.

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