Storie della città di Dio

Storie della città di Dio
Il selvatico mistero di un ragazzino che vende caldarroste accovacciato accanto alla ringhiera di Ponte Garibaldi dando le spalle al Tevere, di più: quasi non accorgendosi che il fiume esiste. La struggente generosità di un ragazzino del popolo che offre una bibita a un ragazzo che in fondo nemmeno conosce - solo perché l'ha spinto sull'altalena - spendendo metà di tutto quello che ha. L'arte di arrangiarsi di un ragazzo di periferia che ruba due merluzzi e un palombo mezzo guasto ai Mercati Generali per rivenderli su un banchetto preso in prestito alla Maranella. Un giovane pugile di Donna Olimpia che si innamora di un maglione celeste e giallo visto in una vetrina a Campo de' Fiori e passa giorni a fantasticare su come racimolare le 6000 lire necessarie per comprarselo o su come rubarlo. Un gruppo di ragazzini che da Monteverde si reca alla Collina Volpi, vicino alla basilica di San Paolo, per una partita di pallone e sotto il sole di mezzogiorno becca una sonora sconfitta. E poi spunti per film, articoli giornalistici sul calcio, sui funerali di Di Vittorio, sulle baraccopoli, su molto altro ancora e in appendice un'intervista concessa a Luigi Sommaruga de “Il Messaggero”. Al centro di tutto, Roma...
“Stupenda e misera città/ che m'hai insegnato ciò che allegri e feroci/ gli uomini imparano bambini,/ le piccole cose in cui la grandezza/ della vita in pace si scopre, come/ andare duri e pronti nella ressa...”: così scriveva di Roma – fotografandone l'anima con poche righe scintillanti di talento – Pier Paolo Pasolini nella sua lirica “Il pianto della scavatrice”. Il poeta/scrittore/filmaker/intellettuale friulano, del resto, visse tra il 1950 e l'alba degli anni '70 una storia d'amore pubblica con la capitale, andata in crisi solo negli ultimi anni prima di morire, quando Pasolini dichiarava di non riconoscere e non amare più quella che da grande capitale popolare, proletaria e sottoproletaria, si era trasformata in una 'normale' metropoli borghese, avanguardia di una deriva sociale, culturale, politica e antropologica qui e altrove da lui descritta con profetica ferocia. Storie della città di Dio – il titolo deriva da un appunto dello stesso Pasolini su una cartella contenente degli scritti di ambientazione romana (solo alcuni di quelli qui pubblicati, si badi bene) forse raccolti in previsione di un romanzo mai scritto che avrebbe dovuto intitolarsi La città di Dio – è un'antologia di racconti e non-fiction a cura di Walter Siti che presenta cose apparse perlopiù su riviste e quotidiani come “Il mattino d'Italia”, “Il Quotidiano”, “La Libertà d'Italia”, “Il Popolo di Roma”, “Orazio”, “Il Cavallo di Troia”, “L'Unità”, “Rotosei”, “Vie Nuove”, “Paese sera” (un paio sotto pseudonimo) e quindi molto difficilmente recuperabili per un lettore normale. Il risultato è un volume eterogeneo ma emozionante, e non solo – anche se, ovviamente, soprattutto – per i romani: poesia, denuncia,  linguaggio innovativo qui convivono in modo singolarmente felice. Segnalazione a parte per il racconto “Terracina”, un vero gioiello neorealista, qui presentato con due diversi finali, manco a dirlo uno più bello dell'altro.

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