Storie di Cronopios e di Famas

Storie di Cronopios e di Famas

Avete mai avuto una zia con la paura di cadere all’indietro? La sua fobia contagia tutti, il terrore di capitombolare impone al resto della famiglia un surplus di attenzioni: dallo spazzare con maggiore scrupolosità, al raccattare le palline da tennis dal pavimento, all’accompagnarla con maniacale cura nella sua deambulazione. L’incomprensione di questo comportamento dura fino a che non si assiste alla inutile lotta per rialzarsi di uno scarafaggio, caduto dalla parte del dorso… Chi vi regala un orologio, vi regala un “piccolo inferno fiorito” armato di dentini aguzzi che vi si piantano saldamente sul polso; vi regala l’ossessione di caricarlo, di controllare l’ora esatta, la paura di perderlo, che si rompa, che ve lo rubino fino a che non sia chiaro che siamo noi, in realtà, un regalo per l’orologio… Quando piove, osservate le gocce che si ostinano a rimanere aggrappate ai cornicioni, guardatele diventare grasse, gonfiarsi al punto da non riuscire a trattenersi e cominciare a tremolare per lo sforzo fino a che, plaf, non si spiaccicano sul davanzale della finestra e notate la differenza con quelle che, invece, preferiscono suicidarsi subito senza nemmeno provare a resistere. “Addio gocce. Addio”… Decidete voi, cosa volete essere nella vita, se Famas che mummificano i ricordi e li ordinano con tanto di etichette per non smarrirseli, precisini, un po' scialbi e tristi o, meglio ancora, Cronopios che ballano Salomé spruzzando interi tubetti di dentifricio fuori dalla finestra del bagno, che si rattristano se il loro orologio va indietro perché questo significa “un orologio con meno vita, meno casa e meno andarmene a letto”. Decidete voi, da che parte stare…

Sicuramente, Julio Cortázar ha sempre creduto “più ragionevole” stare dalla parte dei Cronopios, figure informi, verdi, gelatinose assolutamente fuori da ogni schema preordinato (non che i Famas ne abbiano uno, a loro volta e non che i Famas siano meno strampalati dei Cronopios) che schizzano da un lato all’altro come l’ispirazione, la creatività, la voglia di vivere. Difficile dire cosa siano, in verità, questi Cronopios e questi Famas. Inutile chiederlo a Julio, vi avrebbe dato una risposta evasiva, stupita, che non avrebbe convinto nemmeno lui; vi avrebbe piuttosto raccontato di quella sera a teatro, a Parigi, quando se li vide ballare davanti, i Cronopios, ma cosa esattamente siano, quella è un’altra storia. Certo è che rappresentano modelli di riferimento per la catalogazione del genere umano e - anche se spesso si corre il rischio di essere riduttivi ad affermarlo - l’archetipo della narrativa cortázariana, funambolica, impossibile da incasellare, sgusciante come poche eppure così logica, così reale, così aderente alle cose da trasformare un racconto in una vera e propria esperienza mitocondriale. Chiunque voglia capirne di più di questo argentino trapiantato a Parigi deve per forza passare da qui, dalle Storie di Cronopios e di Famas, da questo interstizio di logica illogica nel quale la cosa più banale - un orologio, una lacrima, una goccia di pioggia - diventano viaggi al microscopio in un microcosmo talmente ovvio da essere, in realtà, inaudito. Se è vero che - come scrisse Calvino introducendo la raccolta - “in Cortázar i sogni della ragione producono orologi”, allora ci troviamo davanti al principe dei visionari che attraverso un esercizio possente di fantasia ci permette di guardare la realtà, anche quella più spietata, con occhi diversi, come l’ottico di Fabrizio De André che “vuole soltanto clienti speciali che non sanno che farne di occhi normali”.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER