Storie di sport e di politica

Storie di sport e di politica

Josè Mourinho, lo Special One portoghese spesso portatore di verità con le sue frasi a effetto, ha detto che “chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”, a sottolineare che quello del rettangolo verde non è solo gioco o sport. Più in generale, lo sport spesso coinvolge altri ambiti, e nella fattispecie può arrivare a lambire anche la politica. Questo binomio può essere chiave di lettura per dare uno sguardo critico allo sport e alle sue implicazioni storico-sociali. Fino al Sessantotto e agli anni della contestazione giovanile, anche lo sport come tutte le sfere della società era visto come qualcosa di chiuso, laddove invece i giovani dal basso premevano per una democratizzazione e un’apertura degli spazi. Allo stesso tempo, lo sport dopo quegli anni non è più un semplice modo per distrarre le masse, si sottrae alla logica del panem et circenses e diventa terreno di scontro politico, e lo fa anche in maniera aspra: due episodi esemplificativi in tal senso sono il rifiuto di Muhammad Ali di arruolarsi per gli Stati Uniti e partire per il Vietnam, e i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos alzati sul podio dei 200 metri a Messico ’68, forma di vicinanza alle battaglie degli afroamericani…

Mimesis ha lanciato l’interessante collana denominata “Ripensare il ‘68” in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura di quella stagione di conflitti, rivendicazioni e conquiste. Decisamente sui generis questo Storie di sport e di politica: il lavoro di Alberto Molinari e Gioacchino Toni (entrambi ricercatori, il primo nell’ambito degli eventi sociopolitici più importanti degli anni Sessanta e Settanta, il secondo nel campo audiovisivo) intende descrivere il riflesso che il Sessantotto ha avuto sul mondo dello sport, fino a picconare il fenomeno di massa per eccellenza e a cambiarlo per sempre. Lo spettro temporale analizzato è il decennio che porta alla fine degli anni Settanta. Variegati gli scritti che vi sono raccolti: pezzi che si servono di ritagli di giornali dell’epoca per sottolineare come spesso i quotidiani riuscissero a cogliere la dimensione politica degli eventi sportivi (lato, questo, di solito trascurato dalla stampa specialistica), discussioni sul fervente dibattito sociologico sullo sport (Tra Marx e Adorno), capitoli sulla ricaduta che il Concilio Vaticano II ebbe sullo sport e altri riguardanti fascismo e antifascismo nello sport, per giungere a una trattazione dei collegamenti fra sport e dittature. Il saggio è impreziosito da una prefazione del decano dei giornalisti sportivi Gian Paolo Ormezzano.



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