Storie illustrate dei fratelli Grimm

Storie illustrate dei fratelli Grimm
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Un taglialegna vive in un capanno al margine di un bosco insieme ai due figli Hansel e Gretel e alla sua seconda moglie, una donna con un cuore di pietra. Sono tempi molto duri, il lavoro scarseggia e il prezzo del cibo è alto. La moglie, allora, convince l’uomo a lasciare i bambini nel bosco dicendogli che a casa rischiano di morire tutti di fame, così invece loro potrebbero da soli trovare un modo per badare a loro stessi. Con la sua insistenza riesce nel suo intento ma i bambini, nascosti, ascoltano la conversazione e Hansel esce a raccogliere sassolini lucenti che il giorno dopo, non visto, lascia dietro di sé lungo la strada. In questo modo, dopo essere stati abbandonati con una scusa, quando sorge la luna i sassolini risplendono alla luce e guidano i due ragazzini fino a casa. Ma la situazione economica peggiora, la donna senza cuore convince il taglialegna a riprovare, ma questa volta… Un gatto dal pelo ramato, gli occhi verdi acqua, buone maniere e portamento nobile incontra un giorno una Topina che, spaventata, si nasconde. Ma il gatto, che ha già la pancia piena, non ha nessuna voglia di aggredirla e, anzi, la trova simpatica e le propone di diventare coinquilini. I due strani compagni, allora, si cercano una casa e poi decidono di comprare un vaso pieno di lardo da conservare per affrontare l’inverno senza il timore di non avere una scorta di buon cibo. Decidono però di nascondere il vaso in un luogo sicuro e scelgono di portarlo sotto l’altare della chiesa: certamente in chiesa nessuno penserebbe di andare a rubare! Un bel giorno, il gatto, che non riesce a smettere di pensare a quel bel vasetto di lardo, dice alla Topina di essere stato invitato al battesimo del cucciolo di una sua cugina cui deve fare da padrino. A lei non dispiace che lui esca, ma il gatto non deve affatto andare a casa di sua cugina… Una Regina vecchia e brutta è in realtà una perfida strega con il cuore colmo d’odio, ed è per questo che accoglie gli sfortunati giovanotti che arrivano a chiedere la mano di sua figlia, un’incantevole Principessa, e li obbliga a sostenere tre prove difficilissime. Inutile dire che di tutti coloro che si sono sottoposti a queste prove non si è saputo più nulla. In una terra lontana, al castello di un giovane e affascinante Principe molto fortunato, giunge la storia della Principessa e della sua perfida madre, e subito il ragazzo prova il desiderio di cimentarsi nell’impresa. Il Re suo padre, però, glielo impedisce per timore di perderlo, fino a che il giovane si ammala per il dispiacere; al che il Re non può fare altro che dare il suo permesso. Il Principe, raggiante, si incammina e lungo la strada fa degli strani incontri: un Grassone, lo Spilungone, Vista-Luminosa, Orecchio-Fine, Occhi-Taglienti, Ghiaccio-Bollente; questi diventano suoi servitori e compagni di viaggio. Finalmente, un giorno, raggiungono la terra della Strega-Regina che ha pronti per il giovane Principe i suoi incantesimi…

I fratelli Jacob e Wilhelm Grimm sono celebri perché a cavallo tra ‘700 e ‘800 raccolsero ed elaborarono fiabe della tradizione europea, tedesca in particolare, su iniziativa del maggiore, Jacob, professore di lettere e bibliotecario e con l’aiuto di amici impegnati nella valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico tedesco. Come è noto, molte di queste fiabe sono assai più antiche e appartengono ad una ampia cultura europea; solo per fare un esempio a noi più vicino, se ne ritrovano nell’opera in lingua napoletana Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, più vecchia di un secolo rispetto ai Grimm. Noto è anche che le loro storie non nascono come destinate ai bambini, sono invece ricche di dettagli realistici cruenti, violenti e/o di natura sessuale, e anche di simboli di tradizione precristiana e/o alchemico-ermetica. Inoltre, senza aprire l’ampio discorso che riguarda i Formalisti Russi, basti ricordare che Bruno Bettelheim nel suo Il mondo incantato sostiene che le storie dei Grimm non sono altro che la rappresentazione dei miti freudiani. I due fratelli si dedicarono a questo lavoro soprattutto con l’intento di favorire la nascita di una identità germanica in un momento che questa era quasi inesistente, considerando le fiabe un importante retaggio culturale comune ai diversi popoli di lingua tedesca. In questa versione edita da Elliot troviamo quindici di queste storie adattate e curate dall’artista, scrittrice, traduttrice, illustratrice e tipografa americana Wanda Gág (1893-1946), nota per aver illustrato il libro per bambini Million of Cats, il più antico libro illustrato americano ancora in stampa. Wanda Gág è considerata una vera e propria pioniera nello sviluppo della forma del libro illustrato per aver integrato testo e immagini che fino ad allora erano tenuti separati, rispettivamente a sinistra il primo e a destra le seconde. I suoi lavori sono conservati in diversi musei come il British Museum, come anche le sue matrici e i suoi manoscritti sono patrimonio di molte università americane. L’introduzione a queste Storie – che lei scrive a Milford, New Jersey, nell’estate del 1936 – è assolutamente illuminante e interessante. Comincia infatti spiegando cosa le Märchen avessero significato per lei da bambina, “una sensazione di tutto-può-succedere” impossibile da racchiudere nella semplice definizione del dizionario, ovvero “racconto, fiaba, leggenda”; quindi il desiderio provato, qualche anno prima, mentre stava illustrando Hansel e Gretel, di racchiudere nei disegni questo significato quasi inesprimibile. Fondamentale poi il rapporto che la Gág dice di aver stabilito col testo, letto in originale tedesco. In quasi tutte le fiabe, l’impegno di Wanda Gág è stato quello di mantenere una traduzione fedele, rispettando il più possibile le sfumature di magia stupore stregoneria. Ricorrente è l’argomento di non aver voluto mai alterare la volontà dei Grimm di non edulcorare storie non scritte per i più piccoli, e di non intervenire – se non per motivi di chiarezza quando necessario – per rendere meno sbilanciate, deludenti o incomplete alcun storie che più evidenziano così la loro origine, frutto di un numero infinito di combinazioni di versioni: “Nonostante abbia reputato opportuno fare delle traduzioni libere di alcune storie, non mi sono permessa di utilizzare senza riguardi il materiale che avevo in mano”, poiché i Grimm ebbero “un atteggiamento talmente accurato ed etico […] che nessuno potrebbe scompigliare il loro materiale a casaccio e ritenere di avere la coscienza pulita”. In conclusione, si tratta di fiabe che conosciamo (quasi tutte) fin da bambini ma che in questo interessante volume possiamo goderci da adulti con uno spirito filologico e un interesse antropologico. Scopriremo versioni che sembrano combaciare con i nostri ricordi e se ne discostano per alcune note più popolari risalenti a momenti precedenti, come ad esempio accade nella celeberrima Cenerentola – presente nel folklore di tanti paesi, da quello inglese a quello egiziano o scandinavo - che qui troviamo senza la presenza della zucca magica o topolini fatati, elementi che appartengono a elaborazioni più tarde. Una delizia sono le piccole illustrazioni di Wanda Gág che impreziosiscono il volume, ironia e bellezza in punta di matita e inchiostro.



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