Strade insanguinate

Strade insanguinate

L’ispettore Duncan Bell, detto Ding-Dong, si suicida. E lascia anche delle lettere di addio con scuse e saluti. I colleghi della sua stazione di polizia vanno al funerale e pronunciano commiati sentiti e di grande emozione, versando pure qualche lacrima. Lo seppelliscono. E mentre la bara viene calata nella fossa gli danno tutti l’estremo saluto. Due anni dopo in una macchina viene rinvenuto il cadavere di un uomo abbronzato, in buona forma, rasato e sbarbato il cui nome sui documenti è Carlos Guerreo y Prieto. Ma è tutto falso, perché al di là del nuovo aspetto fisico e delle nuove generalità quel morto nella macchina è proprio l’ispettore Bell. L’ex capo degli inquirenti arrivati sulla scena del crimine, gli stessi che lo avevano seppellito due anni prima. E che ora se lo ritrovano morto davanti ai loro occhi. Un’altra volta. Increduli e curiosi, gli agenti iniziano le loro indagini e il caso viene affidato a Logan McRae, fresco di promozione ma sempre e comunque un uomo tormentato dalla sua vita privata non proprio semplice e dal suo carattere ugualmente complicato. Le due morti di Duncan Bell oltre a sconvolgere tutti e mettere a dura prova psicologicamente ancora una volta la sua vedova, sollevano una quantità impressionante di quesiti, misteri e segreti che si portano dietro altri morti e altri omicidi. Come se tutto questo non bastasse, una delle agenti che sta indagando su un caso di bambini scomparsi viene ritrovata morta nel bel mezzo dell’indagine su Bell. Che sta succedendo quindi nella tranquilla cittadina di Aberdeen e che sta succedendo ai suoi poliziotti?

“Oh quel piccolo bastardo è ancora là fuori da qualche parte. Forse a Manchester o a Birmingham, a tenere un profilo basso”. Stuart MacBride, ispirato come non mai, dà vita a un thriller ingarbugliato e affascinante dove i salti temporali e i repentini cambi di scena e location fanno letteralmente impazzire i lettori. Non c’è nulla infatti che dà gusto leggendo un romanzo del genere come non capirci un bel niente fino alla fine e provare a ipotizzare colpevoli e scenari possibili pagina dopo pagina. Ogni scrittore, poi, ha i suoi feticci letterari che usa a piacimento perché gli danno fiducia e perché gli agevolano la creazione narrativa, ma MacBride supera tutti e fa del posto di polizia di Aberdeen il suo “apriti sesamo”. E in Strade insanguinate questa tendenza a fare dei poliziotti locali i super protagonisti della trama è ancora più accentuata, se possibile. Partendo ovviamente dall’ispettore Bell, che come nei migliori film di Hitchcock “torna dal mondo dei morti” per morire un’altra volta (ma questa volta con il volto abbronzato e con un nome esotico), al rude e tormentato Logan McRae, che riceve in contemporanea messaggi sgradevoli e semi ricattatori dalla nuova compagna della madre dei suoi figli e insieme dalla sua nuova fidanzata che gli scrive di assassini di topi da parte della sua gatta all’interno del suo appartamento in ristrutturazione. Tutto questo è passabile e giustificabile in un thriller? I lettori lo vogliono e lo apprezzano? Sì. Assolutamente sì se a farlo è Stuart Macbride, perché lui lo sa fare, sa saltare dalla tensione che circonda la sparizione di bambini alle scene più esilaranti in cui chi legge può riprendere fiato per poi rituffarsi nella trama fitta di colpi di scena. D’altra parte non si diventa numeri uno friggendo con l’acqua e MacBride cucina dei thriller buonissimi.



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