Strani tipi sotto casa

Strani tipi sotto casa
Nel 1978 Buenos Aires è una pentola a pressione carica e pronta ad esplodere nel caso in cui la nazionale argentina si aggiudichi la vittoria ai campionati mondiali di calcio. E la gente, in giro, per le strade, si muove spaesata all’interno di un contesto assurdo: dal un lato sono carichi di euforia per i successi calcistici, dall’altro sono completamente terrorizzati da anni di dittatura per mano del militare Jorge Rafael Videla Redondo che, in quanto a metodi di potere e repressione, non è secondo a nessuno: ne sanno qualcosa le decine di migliaia di desaparecidos del paese. È in mezzo a tutto questo che si muove cauto Pablo, incaricato dalla rivista per cui solitamente scrive di stendere un pezzo che parli della popolazione argentina ad un passo dalla vittoria del mondiale. E così tra qualche sigaretta alla finestra, il battere dei tasti della macchina da scrivere, la radiocronaca della finale terzo e quarto posto disputata tra Italia e Brasile, e le uscite con l’amica e amante Ana per prendere un caffè, Pablo resta sorpreso nel notare due persone appostate in macchina a pochi passi dal suo portone: chissà cosa vorranno questi strani tipi sotto casa…
Antonio Dal Masetto è una figura davvero singolare dell’editoria nostrana: nato in Italia, nei pressi di Verbania, nel 1938, è emigrato in Argentina ancora ragazzino nel 1950. Qui, dopo un’istruzione tutt’altro che completa, ha lavorato come muratore, imbianchino, gelataio e venditore ambulante, prima di diventare giornalista e scrittore. Eppure proprio in Italia, se si escludono due volumi pubblicati per Le Lettere e uno presso i tipi di Einaudi, il nome di Dal Masetto probabilmente non dirà quasi nulla ai lettori. Ma è un peccato che libri come Strani tipi sotto casa - da cui all’estero è stato tratto nel 1985 l’omonimo film Hay unos tipos abajo per la regia di Emilio Alfaro e Raul Filippelli - qui da noi cadano sempre nel silenzio, o quasi. È un vero peccato perché sono proprio questi piccoli e sparuti libri da un centinaio di pagine, usciti solitamente per piccoli editori, che una volta scoperti riescono ad emozionarci per la loro unicità. Libri che, al di là delle vicende narrate - in cui a prevalere in questo caso è il tema della persecuzione, intesa come paura soggettiva che spinge il protagonista, metafora dell’intero popolo argentino durante il periodo dittatoriale, a sospettare di tutto e di tutti, costringendolo a dubitare persino della realtà stessa - colpiscono soprattutto per il loro stile diretto, semplice, umano, quasi “operaio”, verrebbe da dire.

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