Stranieri alle porte

Stranieri alle porte

In ogni occasione su qualsiasi organo di stampa, televisione, radio troviamo persone che parlano della “crisi migratoria”, alludendo a un’orda di persone che travolgerà l’Europa portandola al collasso, determinando la fine del nostro stile di vita. Notizie che scatenano il panico. Ma una tragedia altrettanto grande e nuova è la graduale e inesorabile crescita dell’indifferenza dell’opinione pubblica, stanca della marea di morti e delle drammatiche storie dei profughi che ormai fanno parte della routine quotidiana, si dimenticano le sciagure passate e gli eventi del momento non sono più una novità. In realtà le migrazioni sono parte costante dell’era moderna: anzi questi spostamenti di massa, le mescolanze sono l’origine e il frutto dello stile di vita moderno. I fattori che provocano le attuali migrazioni sono principalmente di due tipi: uno è relativo alla sopravvivenza, al desiderio di sfuggire ai soprusi e ai massacri dei senza legge, l’altro riguarda la necessità di migliorare la propria esistenza economica. Questo secondo fattore, se da una parte collima con il bisogno delle zone sviluppate di trovare manodopera a basso costo, dall’altra genera una concorrenza sul mercato del lavoro che rende ancor più precaria la posizione sociale della popolazione locale più fragile…

In Stranieri alle porte Zygmunt Bauman, sociologo, filosofo e accademico polacco di origini ebraiche, si chiedeva a chi giova il panico suscitato dai flussi migratori verso l’Europa. Bauman qui cerca e propone la sua risposta attingendo alle analisi di altri insigni autori contemporanei e classici, in particolare fa riferimento a Per la pace perpetua di Immanuel Kant secondo cui “L’ospitalità universale non è filantropia ma un diritto. Ospitalità significa il diritto di uno straniero di non essere trattato ostilmente quando arriva sul suolo di un altro”. L’ansia viene da ciò che non è conosciuto, i profughi sono sempre stranieri e come suggerisce l’etimo sono strani, ma si conosce solo nell’incontro, nel dialogo anche in una società liquida come la nostra, definizione usata dallo stesso Bauman per sintetizzare le caratteristiche di incertezza e precarietà della realtà postmoderna. In queste pagine quindi troviamo concetti conosciuti, ampiamente dibattuti in altri studi. È tuttavia un forte invito a respingere ogni ideologia a non demonizzare “l’altro”, una dichiarazione di appartenenza al genere umano, una presa di posizione morale salda perché, scrive Bauman: “Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro apparente enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono la via maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale. Non ci sono alternative praticabili. La crisi migratoria ci rivela l’attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune”.



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