Submarino

Submarino
Due fratelli distanti. Nick, violento e scontroso, perso dietro ad un passato nebuloso al cui centro c'è l'impalpabile figura di una donna, Ana, che non c'è più. Le sue giornate sono birra doppio malto, sigarette e sesso occasionale con Sofie, la vicina di casa alla quale la legge – e la sua condotta inadeguata – hanno strappato il figlio. L'unica persona di cui riesce a sopportare la presenza è Ivan, fratello della misteriosa Ana, un giovane barbone che vive fuori città, rintanato in un sacco a pelo sudicio. Da fratellastro maggiore atipico, Nick fornirà dritte non certo ortodosse sulle “femmine” e sullo stare al mondo. Cose di cui, comunque, non sa molto. Qualcosa che, invece, Nick e il fratello conoscono molto bene è il dolore. Quest'ultimo è vedovo e drogato - per un buco svaligia le case delle vecchiette fingendosi membro dell'assistenza sociale - ma anche papà di un bimbo, Martin, che ama incondizionatamente, unico ricordo di un'altra Lei che non c'è più. Forse solo una nuova assenza, la morte della madre, potrà riavvicinare i due e aiutarli a sanare una ferita mai rimarginata, un trauma al quale hanno reagito ma a cui non si possono addossare tutte le colpe. Purtroppo…
Submarino (da cui è stato tratto il film omonimo di Thomas Vinterberg) è un romanzo pachidermico per mole e lentezza. La narrazione, condotta con indubbio talento d Jonas T. Bengtsson, è tagliente e fredda ma, grazie ad accuratissime descrizioni di comportamenti e pensieri, riesce a comunicare sentimenti forti e passioni commoventi (siano esse per un figlio, una “bionda” o una siringa) pur  attraverso una regolare e reiterata frammentazione del discorso e una certa scarsità di facile retorica.  
Questa peculiarità stilistica, che ha il merito di riprodurre il flusso di coscienza dei due protagonisti, rallenta il racconto non poco: l'apatia e la catalessi delle esistenze si risolvono troppo spesso in immobilismo narrativo. Non che debba per forza succedere qualcosa, ma sono più le parole sperperate che quelle funzionali alla restituzione della giusta atmosfera. Submarino rimane un romanzo molto intenso: è un ballata dolente sul dolore, un cane rabbioso che si morde la coda rabbiosa, una dimostrazione di come difficilmente ciò che non uccide rende più forti. Quel che non ti ammazza ti ferisce e basta. I tagli, poi, sono difficili da curare se non sai come si fa, se non c'è una compagna che smussa i tuoi angoli, persino la pigrizia e la propensione a minimizzare che ti porta a dire di uno squarcio: è solo un taglietto. La Danimarca di Bengtsson è una terra dura, granitica, impenetrabile; un universo tutto maschile in cui le donne sono scomparse, assenti, morte. O stanno per. Quasi una lucida analisi di ciò che si nasconde sotto le mani grandi e le spalle larghe di uomini abituati a non chiedere mai (seriamente), neanche quando farlo vuol dire annegare nei propri abissi.
Nella versione originale, la sirenetta di Hans Christian Andersen perdeva il suo amore e si dissolveva, infelice, nel mar Baltico, trasformata in un essere d'aria. Le caratteristiche della famosa fiaba, il vuoto dei desideri disattesi, l'inutilità della sofferenza come la sua inevitabilità, la spolverata finale di speranza consolatrice, possono essere ritrovate tra le righe di quest'altro talentuoso scrittore danese, che del mare umano più che la superficie esplora le profondità.

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