Succulente

Succulente
Lisbona, Portogallo. Anzi: Lisboa, Portugal. Britto Mendes è il malinconico vicedirettore della Estufa Fria, uno splendido ma vetusto giardino botanico perennemente in ristrutturazione. A tormentare Mendes, oltre alla consueta aritmia cardiaca, da qualche giorno c'è anche un senso di colpa grosso come una casa, per aver mandato la riluttante signora Luzia a dare una rassettata alla parte alta del padiglione tropicale, proprio là dove la donna è scivolata, ha battuto la testa ed è morta. Una disgrazia terribile (sulla quale indaga il supponente e fastidioso ispettore Coelho) che Britto sente molto sua, lui che alle disgrazie ci è abituato: quindici anni prima ha perso il padre e poi è stato investito da un'auto e ha passato settimane in coma, durante le quali ha avuto la misteriosa visione di una sterminata foresta di eucalipti che lui attraversava a piedi, lentamente. Per non parlare del fatto che da un mese l'amata compagna Amalia l'ha lasciato ed è partita per chissà dove. Britto non lo sa, ma quel chissà dove è la laguna di Aveiro, una suggestiva località costiera dove si sta costruendo un parco naturale, lavoro nel quale Amalia si è gettata con entusiasmo. Ad Aveiro vivono anche Estrela e suo marito, il comandante Branco, un militare burbero eroe della rivoluzione portoghese e fanatico del pollo arrosto. Estrela sta attraversando un periodo di crisi personale: è scontenta della sua vita, non è più sicura dei suoi sentimenti e da quando ha visto come i volatili vengono uccisi, non ha più nemmeno voglia di cucinare il pollo al marito. Mentre Amalia ed Estrela scoprono un rapporto di amicizia destinato a donar loro emozioni e dolori, a Fatima, nel santuario frequentato ogni giorno da migliaia di pellegrini e trasformato in una sorta di industria della fede e della sofferenza, si vive un inedito dramma. La disperata signora Luzia infatti si rivolge al monco factotum del santuario, Humberto Baleira, che ha fama di uomo dei miracoli, con una richiesta terribile e mai sentita prima d'ora: far morire suo figlio Manuelito, malato senza possibilità di cura...
Noir? No. Romance? Non proprio. Favola religiosa? Nemmeno. Apologo fantastico? Uffa, il gioco di catalogare un romanzo come questo stanca ben presto il temerario che abbia voglia di giocarlo. Troppe le ibridazioni, le sfumature, le consapevoli - o incoscie - mancanze di certezze. Quello che è certo - forse l'unica cosa, a ben vedere - è che si tratta di plot raffinatissimo, dipinto un po' con l'acquerello un po' con chiaroscuri netti, senza soluzione di continuità. Una danza circolare che si avvolge su se stessa (le storie dei vari personaggi trovano mano a mano inattesi punti di contatto) che affronta temi di grande impegno (l'eutanasia, per esempio) con leggerezza, quasi inconsapevolezza apparente. Apprezzabile la scelta di mantenere la dizione originale portoghese di nomi e luoghi per tutelarne la musicalità e quindi il fascino. Le succulente del titolo sono le piante grasse, così definite in Botanica, organismi tenaci, umili e attaccati alle cose sane. Quelle vere. Quelle per le quali vale la pena lottare, vivere, morire.

Leggi l'intervista a Luisa e Fulvio Ervas

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