Suicidi falliti per motivi ridicoli

Suicidi falliti per motivi ridicoli

Può capitare che uno voglia morire perché non ha mai fatto niente di importante nella vita, perché insomma non è riuscito a emergere da quella che egli sente, percepisce come massa (inutile, volgare, animale e chi più ne ha più ne metta). Magari ha un talento, che so, suona bene il pianoforte che i genitori gli hanno costretto a praticare per anni, così sceglie d’inserirsi in quella massa (s’iscrive all’università, affitta un posto letto in casa con fuorisedisti) continuando però a bramare una svolta, una rivoluzione personale. Trovandola nel suicidio. In un posto deserto, inusuale, desolato come un cavalcavia autostradale. Può capitare che proprio quella notte, da quel cavalcavia, dei deficienti assassini si mettano a tirare sassi per ammazzare il tempo e i passanti, svoltando invece loro, la vita di chi ha deciso di farla finita e di chi viaggia, sfrecciando di sotto…

Cavalcavia, il racconto di Paolo Alberti, è uno tra i più divertenti tra i molti racconti spassosi di questa antologia. I motivi sono diversi, dalla crisi esistenziale improvvisa al disprezzo perenne per se stessi. Lo spunto, un suicidio fallito, è grottesco in sé ma non è semplice rendere il pathos di un momento in cui le speranze sono finite, né i pensieri di un personaggio al confine tra la vita e la morte, per i motivi più diversi. I curatori hanno selezionato diciannove scrittori uno più bravo dell’altro – benché la scrittura elegante e ironica di Francesca Mazzucato sia un gradino sopra a tutti – e il risultato è una raccolta fresca e originale, da non perdere.



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