Summer

Benjamin Wassner sogna spesso la superficie liscia e trasparente del lago Lemano, in Svizzera, e nella dimensione onirica la raffigura come uno specchio tagliente o una lastra di vetro. L’acqua sembra al tempo stesso ghiacciata e calda. Certe volte, si raffigura anche la sorella Summer lì sotto la superficie, immobile con gli occhi spalancati e i capelli che si si muovono nella corrente come corpi vivi. La scomparsa di Summer risale a ventiquattro anni avanti rispetto al tempo in cui Benjamin narra i fatti. Summer difatti è scomparsa appena tre settimane dopo il suo compleanno, nel corso dell’estate dei suoi diciannove anni. Da piccola sembrava una reginetta di bellezza né più né meno come quelle dei romanzi rosa americani, con i denti bianchi, le gambe flessuose e negli occhi una luce indefinibile. Benjamin la ricorda mentre beve cioccolata fredda con la cannuccia e mentre posa per una foto di classe con le amiche. La sorella nel ritratto gli appare come un essere splendido dal sorriso schietto, dai capelli incredibilmente biondi, il tipo di ragazza di cui è facile innamorarsi. Benjamin invece si rappresenta sempre in disparte, con un’aria da psicopatico. L’estate della scomparsa faceva molto caldo, al punto che i pesci risalivano dalle profondità del lago mentre Summer e Benjamin dalla riva guardavano quelle masse scure affiorare in superficie come mostri boccheggianti e cercavano di immaginare il mondo sotto la superficie dell’acqua. Ma è di notte che per Benjamin iniziano gli incubi, perché Summer gli parla sott’acqua. La sua bocca è aperta, palpitante come quella dei pesci che nuotano nel lago ed è lei che, in un sussurro come il mormorio del lago, lo prega di andarla a trovare…

Summer è un romanzo psicologico e l’intera narrazione non fa altro che ricalcare il cliché del genere. Troviamo un io narrante carico di problemi irrisolti che frequenta lo studio di uno psicanalista, il terapeuta dal viso incolore col taccuino in mano, il lettino di freudiana memoria. Non manca la descrizione di un contesto familiare che irradia dolore ed equivoci da rielaborare e nel complesso è il tema della perdita il perno attorno al quale ruota la fabula. Il ritmo narrativo è intessuto da sequenze descrittive e riflessive che impreziosiscono le pagine, scarne riguardo ai fatti. Sembrerebbe che il romanzo sia stato scritto in ragione di un interessantissimo esperimento letterario compiuto da un’autrice che realmente si trova nel bel mezzo di un percorso introspettivo. Ma è solo un’ipotesi. In realtà la trama, abbastanza esile, viene proposta al lettore mediante uno stile eccellente che rende la scrittura il vero elemento prezioso dell’intera opera. Così le parole ammaliano chi legge, lo seducono trascinandolo direttamente in Svizzera, sulla riva del lago Lemano, dove si svolge l’azione. E l’atmosfera languida ed elegante che circonda i personaggi, tutti aristocratici e leggiadri è simile a quella immaginata da Francis Scott Fitzgerald nel romanzo Tenera è la notte.

 


 

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