Sunset Limited

Sunset Limited
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New York, giorni nostri. Tra le pareti di un caseggiato popolare, precisamente in una cucina, c’è un tavolo di formica, su cui sono appoggiati una Bibbia, un giornale, un paio di occhiali, un taccuino e una matita. E ci sono due sedie di metallo e plastica. Su quella di destra sta seduto un nero corpulento, sull’altra un bianco di mezza età, in tuta e scarpe da ginnastica. E’ mattina. I due uomini non si sono mai visti prima. Prima dell’antefatto: il nero ha appena strappato alle rotaie del Sunset Limited il bianco e l’ha portato nella sua abitazione, con l’idea di dissuaderlo dal ritentare quel gesto folle. Gli dice che Gesù è in quella stanza, pronto ad accoglierlo e offrirgli il conforto che cerca. Lui, il nero, lo sa bene come funzionano queste cose. Perché adesso è diventato un uomo di Dio, ma solo grazie a un miracolo è stato salvato dalle fiamme della perdizione. E’ un assassino redento, toccato provvidenzialmente da luce divina. E il bianco? Il bianco, di Dio e di risposte non vuole saperne. Sa perfettamente cosa è opportuno fare. Colto, cinico, con il ghigno di scherno di chi non ha nulla da perdere, non vede l’ora di uscire da quella cucina e portare a termine, indisturbato, il suo progetto suicida. Ma non c’è niente da fare. L’altro lo trattiene con uno tsunami di parole e un po’ di cibo arrangiato per l‘occasione. Inizia così tra i due un batti e ribatti all’ultimo respiro, incentrato sul tema del giorno, ovvero il senso della vita. Che, ovviamente, per il nero c’è, ed è forte e chiaro. Basta affidarsi al Signore, per scoprirlo. Ma per il bianco, la questione è differente e le sue asserzioni sono assolutamente impeccabili. Riuscirà infine il nero a convertire il bianco, a convincerlo che per questa esistenza vale la pena lottare?
Abbiamo 119 pagine per scoprirlo. 119 pagine sussultorie, di dialogo grezzo e minimale, scarno e potente, retto da un ritmo serrato, che non concede distrazioni. Un ferratissimo aut aut dialettico, che riporta alla luce l’imperituro disquisire sull’Essere o il non Essere, intorno al quale filosofi, scrittori e intellettuali di tutti i tempi si sono aggrovigliati. Un nodo cruciale, da cui non si esime Cormac McCarthy, che qui predilige una forma prosastica per lui inedita. Sunset Limited, infatti, come sottolinea il sottotitolo, è un “romanzo in forma drammatica”, con l’incedere della pièce teatrale. Chi ha letto La strada, scritto peraltro lo stesso anno, nel 2006, noterà la differenza. Niente più paesaggi apocalittici, venti plumbei, abiti logori, né deserti polverosi. Il palcoscenico di Sunset Limited è interamente concentrato sull’essenzialità allo stato puro, scevra da qualsiasi attrazione per un qualsivoglia orpello narrativo. Ma la sostanza, alias il nodo cruciale di cui sopra, resta immutata. Piuttosto, si presta, di opera in opera, a innumerevoli declinazioni: là, il mistero della vita, qua la ricerca di un valido motivo per stare al mondo. Tutto, nero su bianco, in una scrittura incalzante, mai sfacciata, fino all’epilogo di una insaziabile indagine esistenziale. Non dico, per dovere di suspance, se la sfiancante diatriba tra i protagonisti produrrà la tanto agognata risposta. Anticipo, però, la domanda che, a mo’ di grillo parlante, ci accompagna, urgente e inquieta, per tutto il libro e anche dopo: che cosa ci divide dal nostro Sunset Limited?

 

 

 

 
 
 
 
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