Superficie

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Tu, io, ogni persona che conosci, ogni persona che non conosci. Le nostre vite si basano su assiomi comuni, trasversali a ogni luogo e ogni momento storico. Eccone alcuni. Incontriamo qualcuno per strada e al suo “Come stai?” rispondiamo “Bene”, a prescindere. La persona che amiamo ci domanda “Che cos’hai?”, notando uno sguardo più cupo del solito, e rispondiamo “Niente”, a prescindere. Ci rassegniamo al fatto che la fila accanto scorra sempre più veloce della nostra, che Gianni Morandi sia sempre così contento, che il preservativo si trovi sempre nel cassetto del comodino opposto e che adesso tutti i politici (ma proprio tutti) vogliano fare i Macron. La maggior parte dei nostri pensieri, parole e relazioni si fermano a questa superficie. Messi in sequenza, uno dopo l’altro, i luoghi comuni che ci attraversano suonano familiari, anche quelli che non abbiamo direttamente sperimentati. Scopiazziamo frasette da canzoni, film e romanzi nazional-popolari e nemmeno ce ne accorgiamo, pensiamo di averli coniati noi stessi. Vale anche per le frasi che si pronunciano in circostanze più tristi, delicate. Forse dovremmo lasciarci, non ci capiamo più, la prima volta che non ti ho baciata è stato bellissimo. Quando dovremmo tirare fuori tutta la nostra unicità, e invece restiamo la copia di mille riassunti (anche questa è la citazione da una canzone, ndr). Che anche l’amore sia diventato superficie?

C’è da chiedersi che senso abbia, leggere un libro di questo genere. C’è da chiedersi che senso abbia avuto scriverlo. Da un testo ci aspettiamo un filo logico, una trama scorrevole, personaggi ben delineati, magari un colpo di scena inaspettato. Qui, invece, i personaggi siamo noi. Superficie è una raffica di frasi, ciascuna lunga non più di due righe, e fin dalla prima manciata di pagine siamo noi a dettare il ritmo della storia. Ci sono luoghi comuni in cui ci riconosciamo di più, altri in cui ci riconosciamo meno. Alcuni ci riportano alla memoria di episodi ben precisi, di altri ridiamo di gusto e su altri ancora sorridiamo fra i denti, con un filo di amarezza, nello stupore di quanta immensa verità ci sia, in un libro così piccolo. Eppure si ferma alla superficie, mantiene esatta la promessa del suo titolo. Si ferma alla superficie perché ad andare in profondità siamo noi, ciascuno nella propria unicità. È impossibile che due persone arrivino in fondo sostenendo di aver letto lo stesso libro. Diego De Silva lo ha presentato così: È come se Woody Allen, Groucho Marx e l’amico cretino di vostro zio si trovassero nella stessa stanza e parlassero ognuno per conto suo. Se morite dalla voglia di trovarvi in una stanza del genere, allora leggere questo libro ha davvero senso.



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