Superwoobinda

Superwoobinda
Cinquantadue tra racconti e frammenti. Adolescenti che uccidono i genitori perché hanno cambiato bagnoschiuma, gente che perde la testa per telefilm e programmi tv, operai pornografi che violentano il padre in mancanza d’altro, gruppi di amici con l'ossessione del jingle pubblicitario della Neocibalgina e tanto, tanto altro...
Il caso letterario italiano del 1996 fu un libricino colorato edito da Castelvecchi, editore  in quegli anni molto attivo sul mercato con titoli spiazzanti, provocatori, divertenti, portabandiera di quell’estetica pop-trash che era la big thing nel panorama culturale del sonnacchioso Belpaese. Battezzato come una delirante serie tv degli anni ’70 con protagonista un veterinario australiano, il libricino era Woobinda di Aldo Nove, allora perfetto sconosciuto. “Woobinda è un libro che avevo scritto per avere successo con le donne, per partecipare a qualche trasmissione televisiva”, ha dichiarato Aldo Nove: bingo. Il giovane scrittore è diventato quasi da subito una delle presenze più stimolanti del Maurizio Costanzo Show (sul palcoscenico del quale Nove ha potuto conoscere il suo ‘idolo’ Alberto Bevilacqua), e nel 1998 la Einaudi, che lo aveva subito arruolato nella sua squadra con il romanzo Puerto Plata Market, gli ha commissionato una versione extra-large riveduta e corretta del suo libro d’esordio, una Superwoobinda, appunto. Operazione di marketing certo (la capacità di penetrazione del mercato, di visibilità sui media e di distribuzione della Einaudi è ovviamente non paragonabile a quella di un piccolo seppur battagliero editore come Castelvecchi) ma anche ‘rimasterizzazione’ e approfondimento graditi anche ai fans della prima ora. Pratica sbrigata, grande successo annunciato, e poi la carriera di Nove è partita, facendone uno degli scrittori/giornalisti più lucidi ed ironici sulla piazza. Assolto il buon Nove, resta da dire che l’orgia di nonsense, citazioni, deliri nazionalpopolari ai quali ci sottopone questa antologia è ancora spiazzante, anche se la forza iconoclastica si è un po’ spenta negli anni e il gusto pop-trash è decisamente in declino (nonostante qualche scrittore italiano non si rassegni all’idea e rimanga a combattere la sua solitaria battaglia come quei giapponesi dispersi nella jungla delle isole del Pacifico nel dopoguerra). Si ride molto, ci si incazza, ci si annoia, ci si disgusta, ci si arrende all’onnipresenza schiacciante della tv, del mercato, dei modelli sociali imposti. Proprio come sono costretti a fare la galleria di personaggi un po’ mostri un po’ angeli un po’ idioti sulla vita dei quali Nove ci apre uno spiraglio.

 

 

 
 
 
 
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