Swinging Giulia

Swinging Giulia

Amnesia. Giulia ne soffre dopo essere stata investita, proprio davanti agli occhi di Nina, la nipote per la quale è più madre che nonna. E Nina non si dà pace, non accetta che quella donna così sui generis, così vitale, un po’ eccentrica, grande viaggiatrice sia costretta ad avere solo un piccolo fagotto, che racchiude la sua vita avventurosa, piena. Ma “swinging Giulia”, come lei ama definirla, è dentro sé stessa in un viaggio ancora più avventuroso. La sua memoria si sveglia al 1957, quando, per pagarsi le lezioni di matematica perché rimandata a ottobre, inizia ad affacciarsi al mondo del lavoro come hostess alla mostra Triennale al Palazzo dell’Arte di Milano dove incontra Rudolph, un giovane scultore austriaco che non sarà un grande amore ma che le lascerà comunque un segno profondo, il primo, perché la sua vita sarà costellata da segni: profondi e devastanti come l’amore, la bellezza, e come la morte. O come un segreto, inconfessato e inconfessabile. La sua memoria si risveglierà di colpo, tutta intera, e Giulia riprenderà la sua vita, insieme a Nina, videomaker rimasta orfana della madre da piccola, e a Cindy, la cagnolona adorata. Per una serie di coincidenze, ricordi e nuovi avvenimenti si intersecheranno a formare una scatola cinese. Anche il segreto celato, vedrà la luce?

Cosa ci si aspetta da un romanzo? Che sia un impatto, che renda difficile staccarsene, che sia quindi coinvolgente, che sviluppi quindi una storia interessante, che non sia necessariamente inverosimile e che, vivaddio, sia ben scritto. Jonne Bertola, giornalista milanese, cinefila e anche attrice in un paio di occasioni, ha fatto questo. Il suo primo romanzo è un piccolo capolavoro. Ben costruito, con un crescendo inesorabile, con una sapiente introduzione di cambi di registro quasi impercettibili ma assolutamente centrati e che assolvono il compito di alleggerire la trama quando necessario per poi creare l’exploit. Una storia in fondo semplice, senza fuochi d’artificio e per questo penetrante, che si sviluppa per cerchi concentrici, che poi finiscono, per riprendere al sasso successivo. Non manca di nulla, il romanzo di Bertola. Scritto in prima persona, sia come Giulia sia come Nina (salvo poi nel finale, l’ingresso della voce narrante) contiene memoria, perdita, recupero, sorpresa, coincidenze, felicità, tristezza, dolore, forse destino. Ciò che manca è ciò che rende la lettura fluida, instancabile: la banalità, il sentimentalismo, l’italiano zoppicante, l’invito a seguire lezioni di scrittura creativa, le metafore agghiaccianti, le metafore inutili. A presto, si spera vivamente, con un nuovo romanzo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER