T’innamorerai senza pensare

T’innamorerai senza pensare

Estate, 1971. Alcuni ragazzi sono seduti al tavolino, traballante, di un bar di Ischia. Roberto si china e prende un biglietto di quelli che servono a tenere il tavolo il più stabile possibile. Legge a voce alta: “A questo tavolo è seduta la donna che amerai … sempre che tu abbia il coraggio di dichiararti”. È in quel momento che Roberto conosce sua moglie. S’innamorano perdutamente e a vent’anni sono già sposati e aspettano una figlia, Francesca. Lei cresce tranquilla. La storia d’amore tra i suoi genitori finisce. Roberto ha una nuova compagna. Francesca ha una nuova famiglia “allargata” e fa la pendolare tra Roma (dove vive sua madre) e Milano (dove c’è suo padre). S’innamora per la prima volta, come solo le tredicenni sanno fare, della supplente di Lettere: che sia una donna è un dettaglio del tutto trascurabile. Francesca è ribelle, sempre in prima linea a difendere i diritti di tutti, si impegna politicamente, si innamora, sogna, è una ragazza come tante sue coetanee. Quando incontra Alessandra tutto cambia, o meglio, forse tutto si stabilizza: oggi sono le mamme di due splendide bambine, Nina e Cloe…

Francesca, figlia di Roberto Vecchioni – che non ha di certo bisogno di presentazioni – si racconta in questa coinvolgente autobiografia. Non è semplice, in questa Italia piccola piccola, mettersi a nudo come lo fa lei. Dichiarare la propria omosessualità, il suo amore per Alessandra e per le loro figlie la espone quotidianamente ad un giudizio perbenista. In realtà Francesca e Alessandra non sono minimamente intimorite dalle critiche (che pure sono piovute su di loro da più parti) ma hanno la voglia e il coraggio di portare la testimonianza di una vita reale, di una famiglia solida, del crescere due figlie in questa società così complessa. Francesca lo fa con leggerezza, con una serenità disarmante. Il libro è scritto in modo diretto, la storia è quella di una ragazza adolescente nell’Italia degli anni Novanta e di una donna adulta e consapevole oggi, pronta ad assumersi rischi, responsabilità e a sognare ancora. A chi guarda la famiglia omogenitoriale con terrore e pregiudizio questa lettura non può che fare bene, sfata i “mostri che il sonno della ragione genera” per parafrasare Goya. Non c’è nulla di più bello di una famiglia che si ama e questo prescinde realmente dal genere di chi la componga.



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