Tanatoparty

Tanatoparty
Lucilla Pizzi, artista e performer amata da tutti e considerata una personalità da ammirare e venerare anche per le sue capacità poetiche, è morta. Non ci è dato sapere come, ma questo non ha importanza: quanto conta è che Lucilla ha deciso di invitare tutte le persone che hanno significato qualcosa nella sua vita – nel bene e nel male – a una grande manifestazione fieristica in cui è inserito l’evento Tanatoparty, installazione insolita che prevede l’esposizione del suo corpo “plastificato” come opera d’arte che supera i confini imposti dalla morte, vincendo lo sgretolamento della carne e la corrosione della materia. Interverranno Mina, sorella da sempre in un cono d’ombra rispetto alla stella/bella ed eccelsa; Sergio, colui che si è preso cura di Lucilla prima e dopo la morte e nel pieno di un periodo depressivo a causa di un amore folle andato a monte; Clotilde, specializzata in tanatoprassi la cui mano non trema mai e gli occhi luccicano di inquietante piacere e Leo, drammaturgo/poeta mortifero/becchino malato di necrofilia voglioso di labbra esangui da baciare...
Laura Liberale è alla sua prima prova narrativa ma chiunque si imbatta in questa sua originalissima opera non potrà fare altro se non chiedersi da dove sia nata l’idea. Dal Libro dei morti tibetano (le cui citazioni tappezzano e incorniciano il testo regalando un secondo spunto e canale di lettura) o da un'esperienza autobiografica, l’avvicinamento di suo padre al decesso, un lento e inesorabile scivolare verso la fine di cui si può solo essere testimoni impotenti. Non c’è niente di macabro - se è questo che state pensando - nell’affrontare il tema della spettacolarizzazione della morte dal momento che è sotto i nostri occhi in ogni momento, né deve stupire la celebrazione di quella tensione umana sempre alla ricerca di un nuovo espediente per prolungare la vita oltre il decesso, così che il defunto possa parlare a chi lo osserva ed esistere nonostante sia stato svuotato di parte dei suoi organi interni e sia stato siringato con formaldeide e glicerina. Lucilla fa parlare di sé anche dopo la sua dipartita inscenando una manifestazione che assume i contorni del grande show, del varietà di successo tutto soubrette scosciate, bare scoperchiate, fiori che profumano e marciscono sotto il calore delle luci. E lei come una dea immortale li osserva dall’alto, in una posizione di superiorità completa, quasi a farsi beffa di chi la sveste con gli occhi, domandandosi come sia possibile restare eternamente giovani. Il linguaggio estremamente musicale/poetico e incisivo/spietato della Liberale rende tutto ancora più accattivante, morbosamente intrigante. Se aggiungiamo che Laura è una traduttrice/indologa, suona il basso in un gruppo rock e ha pensato a Bauhaus, Joy Division e Killing Joke mentre scriveva avremo un quadro più complesso di un’esordiente che ha già la stoffa della scrittrice navigata.  

Leggi l'intervista a Laura Liberale

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