Tarzan delle scimmie

1888. Il giovane funzionario John Clayton, Lord Greystoke, viene incaricato dalla Corona britannica di indagare sulla incresciosa situazione venutasi a creare in una colonia africana, dove una “cricca” di ufficiali pare tenga in schiavitù i giovani locali. Clayton, “figura maschia e forte, sia nel fisico sia nel morale; statura superiore alla media, occhi grigi, lineamenti regolari ed energici, portamento di un uomo che gode di una salute di ferro e che per anni si è sottoposto alla disciplina militare”, accetta la missione con entusiasmo ma anche un po’ di preoccupazione. Ha sposato Alice, figlia del barone Rutherford, solo da tre mesi: la ragazza è incinta e “condurre la bella e giovanissima moglie tra i pericoli e la solitudine dell’Africa tropicale” lo spaventa. Lord e Lady Greystoke comunque partono da Dover in nave, raggiungono Freetown in Africa e lì noleggiano un piccolo veliero, il “Fuwalda”, che deve portarli a destinazione. L’equipaggio è assoldato “fra la schiuma della gente di mare: pendagli da forca di tutte le razze e di tutte le nazioni”, il capitano è un bruto violento che tiranneggia i marinai e li percuote alla minima insubordinazione. Questo porta ben presto Clayton a prendere le difese dell’equipaggio, attirando su di sé l’antipatia del capitano. Quando Clayton viene a sapere fortuitamente che i marinai hanno intenzione di ammutinarsi avverte l’ufficiale, ma riceve in cambio solo scherno. La rivolta invece c’è: il capitano e i suoi sottoposti sono massacrati senza pietà, ma Lord Greystoke e la moglie vengono risparmiati proprio in virtù della loro presa di posizione precedente. Sebbene abbiano salva la vita, però, vengono abbandonati su una spiaggia sconosciuta: se sia un’isola o il continente, non sono in grado di saperlo ma è chiaro sin da subito che passeranno anni senza che qualcuno possa soccorrerli…

Introdotto dal memorabile incipit “Ho appreso questa strana storia da un tale che non aveva alcuna ragione di raccontarla, né a me né ad altri”, Tarzan delle scimmie faceva la sua prima apparizione nel numero di ottobre 1912 di “All-Story Magazine”, cambiando la vita del suo autore per sempre. Alla fine i romanzi su Tarzan scritti da Edgar Rice Burroughs furono ventiquattro, con innumerevoli riduzioni cinematografiche – a partire dal 1918! –, versioni radiofoniche, fumetti e soprattutto la trasformazione dell’atletico protagonista (che nelle prime stesure del romanzo si chiamava Zantar e Tublat Zan) in una vera icona planetaria. Nella storia di questo orfanello adottato da un branco di “scimmioni” – leggendo il libro si intuisce che siano scimpanzè, comunque di certo non gorilla come invece credono in molti e come visto spesso in fumetti e film di Tarzan – che cresce grazie all’amore e alla dedizione di Kala, che lo difende dal suo accidioso compagno Tublat e dal sanguinario capobranco Kerciak fino all’estremo sacrificio, ci sono di sicuro la retorica del ritorno alla natura, la fascinazione così tipicamente primonovecentesca per la barbarie e un inconscio senso di colpa per le forzature della politica colonialista. Ma soprattutto c’è pura narrativa d’avventura in salsa pulp: esotismo, erotismo, belve feroci, violenza, romance.



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