A Tehran le lumache fanno rumore

A Tehran le lumache fanno rumore

Iran, Tehran. Shirin si rifugia spesso in una realtà parallela in compagnia della sua coscienza e dei protagonisti dei film cinematografici che di notte guarda con voracità, per sfuggire i suoi demoni: la paura di cercare le risposte sulla scomparsa di suo fratello Khosrou partito ventidue anni prima, nel 1988, in guerra (Iraq contro Iran), la paura di affrontare la disperazione di sua madre per quella scomparsa, la paura di rimanere sospesa nel nulla com’è successo a Khosrou. La mamma di Shirin è così tanto logorata dall’assenza del figlio che si è creata un mondo immaginario nella stanza di lui, tra le sue cose rimaste intatte e dove sembra non essere mai andato via. Afsun appare una donna brillante, appagata e di successo. In realtà è morta dentro, soffocata dal dolore per la scomparsa di Khosrou, per non aver potuto vivere il loro amore, per aver sposato un uomo con cui non è felice, per non avere avuto figli, per l’incapacità di lasciare andare il passato, per non avere il coraggio di modificare il presente, così da abbandonarsi con spensieratezza al futuro. Shirin, sua madre e Afsun sono distanti ma vicine, legate dall’amore per Khosrou, dal suo doloroso ricordo e dalla necessità di vincere la sofferenza per non arrendersi agli eventi nefasti della loro vita…

A Tehran le lumache fanno rumore segna l’esordio letterario della “romanziera e poetessa” Zahra ̓Abdi. È un esordio con lode, il tratto di una penna attenta, convincente, soave, talentuosissima. L’amore, il senso di colpa, la sofferenza per il passato e la paura del futuro, il bisogno di affrancarsi dal dolore e la coesistenza di un vivere in bilico tra illusione e realtà calibrano l’essenza di Shirin, di sua madre e di Afsun, consentendo loro di dare corpo a una storia che sa di nuvole nere di tempesta bramose di sfiorare l’arcobaleno della quiete, che mangia il cuore, che riempie e sazia, che emoziona. In una Tehran contemporanea in cui convivono il moderno e la tradizione, sospese tra passato e presente in uno spazio dov’è costante il ricordo del conflitto Iraq – Iran scoppiato negli anni Ottanta, queste tre donne incantano per lo spessore del loro animo martoriato, per la credibile imperfezione della loro personalità, per il pathos che guida le loro azioni quando virano lontano dal buon senso, per il loro parlare leggiadro come un battito d’ali e potente come lo sparo di un cannone. A Tehran le lumache fanno rumore, e cullano l’attenzione di coloro che si fermano ad ascoltarle in religioso silenzio.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER